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L’eclissi sui fondi europei all’agricoltura

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Un imprenditore agricolo denuncia la mancanza di trasparenza sul sistema degli aiuti al settore primario italiano. Un’economia che finisce per avvantaggiare pochi grandi produttori senza un vero sviluppo delle aree rurali. 

di Alessandro Riganelli – Imprenditore agricolo

Con oltre un milione e mezzo di aziende in tutto il Paese, l’agricoltura italiana è tra le prime in Europa per produttività e giro d’affari. Un settore strategico, costantemente sostenuto e alimentato da aiuti comunitari che costituiscono oltre il 30% dell’intero bilancio dell’Ue. Ma chi sono i beneficiari di questi finanziamenti? Non è facile dirlo, perché su parte di questi fondi all’agricoltura è calata una vera e propria eclissi.

Fino al 2008, infatti, il regolamento europeo n. 259 prevedeva la pubblicazione on line dei nomi e delle ragioni sociali – rispettivamente nei casi di persone fisiche e aziende agrarie -, nonché degli importi, dei beneficiari dei fondi FEAGA (Fondo Europeo Agricolo di Garanzia) e FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale), i due pilastri della Politica Agricola Comune. Una norma che garantiva, come si legge nel testo, un maggior controllo pubblico sull’utilizzo dei fondi e la prevenzione di irregolarità.

Irregolarità che, soprattutto nel nostro Paese, sono all’ordine del giorno. E che talvolta alimentano il lavoro sporco delle organizzazioni criminali che per anni hanno percepito sussidi avvantaggiandosi della possibilità di muoversi nell’ombra. Un sistema ben sintetizzato nel documentario “Fondi rubati all’agricoltura” che ha fatto ottenere il Premio “Roberto Morrione” ai giornalisti Diego Gandolfo e Alessandro Di Nunzio: un’inchiesta che racconta come la mafia siciliana sia riuscita a gestire, in cambio di canoni di concessione irrisori e senza nessuna gara d’appalto, terreni per un totale di 4200 ettari beneficiando di finanziamenti europei.

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Tuttavia, nel 2010, quel principio di trasparenza assicurato dal regolamento n.259 è venuto meno. Con una sentenza che ha di fatto riportato il settore indietro di due anni, la Corte di Giustizia Europea ha ritenuto che quella norma non rispettasse le leggi in materia di tutela dei dati personali. Insomma, secondo i giudici europei, per garantire trasparenza a tutti si stava violando la privacy di alcuni agricoltori e così la norma, mantenuta “integra” nelle parti riguardanti le aziende agrarie, è stata abrogata in quelle riferite alle persone fisiche.

Un fatto riportato dal giornalista di Panorama Marco Cobianchi che, nel suo libro “Mani Bucate”, denuncia l’inefficacia dei fondi pubblici alle imprese italiane. “La Ue – si legge nel libro – non fornisce nomi perché il 9 novembre 2010 la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato ‘parzialmente non validi’ i principi legali su cui la Commissione aveva imposto agli Stati membri di rendere pubblici i nomi dei beneficiari dei sussidi e il loro ammontare”. Proprio per questo, solo alcuni giorni fa, alcuni deputati del M5S hanno depositato un’interrogazione indirizzata al ministro delle Politiche agricole “per chiedere maggiore trasparenza sulle disposizioni dettate dalla sentenza” della stessa Corte.

Un problema che si aggiunge alla già curiosa gestione dei fondi a livello locale. “L’1,6% delle aziende agricole europee – scrive ancora Cobianchi – beneficia del 32% degli aiuti diretti totali e il 43% del totale incassa meno di 500 euro l’anno per un totale pari a meno del 2% del budget complessivo della Pac. Nel 2009 in Italia 210 beneficiari hanno incassato tra i 200 e i 500.000 euro, mentre il 42,4% per cento degli agricoltori ha incassato appena il 3,3% dei fondi”. Insomma, dai dati riportati dall’inchiesta, visti con lo sguardo di un imprenditore agricolo, si evince come a beneficiare dell’ingente somma di danaro pubblico, con un incentivo legato all’ettaro posseduto, sarebbero da un lato una minoranza di proprietari di grandi aziende, con conseguente premio alle agricolture più estensive, a più basso valore aggiunto e con rapporto costo/beneficio dubbio in termini di occupazione. Dall’altro piccoli proprietari, per lo più “hobbisti” dell’agricoltura, che pur essendo la fetta maggioritaria del settore non dimostrano di costituire una vera risorsa per l’economia del Paese. Se, oltre a ciò, si considera che le Regioni gestiscono miliardi di euro di contributi europei dividendoli in un fitto sistema di Assi, Misure e Sottomisure – spesso semplici “bombole d’ossigeno” per enti e organizzazioni – viene da chiedersi se nel nostro Paese ci sia una visione credibile dello sviluppo rurale o, piuttosto, la semplice volontà di chiudere gli occhi difronte a un sistema che, nel buio e nell’ambiguità, avvantaggia i grandi a spese dei piccoli imprenditori agricoli.

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