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Leggero e versatile, il vino rosato conquista il suo posto d’onore

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Intervista al presidente dell’AIS Umbria, Sandro Camilli, con il quale parliamo di vini rosati, riscoperti da consumatori e produttori per la loro grande dinamicità

di Filippo Benedetti Valentini

A lungo snobbati e confinati nel più nascosto angolo di cantina, per molti anni i vini rosati hanno recitato un ruolo secondario nel settore vitivinicolo, specie in quello umbro. Ma l’intuito di alcuni (bravi) produttori e nuovi stili di vita li hanno riportati al centro della scena, dove stanno riguadagnando notevoli quote di mercato. Fresco e beverino, un bicchiere di rosato a tavola è il compagno ideale di un intero menu. O quasi. Ce lo dice Sandro Camilli, presidente dell’AIS Umbria, Associazione Italiana Sommelier.

Perché tutto questo tempo nel dimenticatoio?

Né bianchi né rossi, i vini rosati hanno rappresentato per alcuni anni una mezza misura difficile da capire per il consumatore e, quindi, difficile da comunicare e vendere per il produttore. Il fattore psicologico gioca un ruolo importante e il colore ha profondi effetti sull’inconscio: l’aspetto sanguigno di un rosso, la pienezza di gusto e la struttura del corpo evocano sensazioni forti, come la passione. Un rosato, col suo colore tenue, lascia perplessi.

Cosa è cambiato?

Oggi, rispetto al passato, si sente l’esigenza di bere vini meno impegnativi, dunque più snelli e dinamici. Un rosato, in particolar modo se servito fresco, è più bevibile e leggero di un rosso, quindi se ne può bere anche un bicchiere in più. Così i produttori, avendo capito che i rosati hanno un buon mercato, hanno ricominciato a produrlo e, soprattutto, a produrlo bene: cioè utilizzando esclusivamente uve rosse, le cui bucce vengono fatte macerare solo per poco tempo nel mosto.

L’Umbria come se la cava nella produzione di rosati?

Non siamo secondi a nessuno. Abbiamo ripreso da poco questo tipo di produzione, ma tutti i nostri territori del vino hanno i loro rosati di qualità. Da Montefalco al Lago Trasimeno, dall’Alta Valle del Tevere alla provincia di Terni, ormai quasi tutte le aziende producono rosato utilizzando vitigni Sagrantino, Sangiovese e Montepulciano. Il consumatore li sta riscoprendo con piacere e per il produttore è una carta nuova da giocare sul mercato.

A tavola un rosato cosa può accompagnare?

Avendo la freschezza di un bianco, è molto adatto per aperitivi e antipasti a base di salumi, torte salate e verdure. Ma ce ne sono alcuni dotati di buon corpo e possono essere abbinati a tutto pasto: primi piatti di pasta all’uovo conditi con verdure o anche dei ragù leggeri. Fra i secondi è perfetto con carni bianche come coniglio, tacchino o pollo alla griglia.

Si può osare anche con il pesce?

Certo. Il rosato si sposa benissimo con piatti di pesce particolarmente saporiti e con un’accentuata componente grassa, come un tegamaccio del Lago Trasimeno, una carpa, una trota, un’anguilla o una zuppa di pesce. Insomma, è un vino versatilissimo. L’unico abbinamento che non tollera è il dessert.

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