Mondo birra, una verticale di sette meraviglie (gallery)

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Martedì 15 luglio, a Perugia, una degustazione di birre guidata dal sommelier Paolo Lauciani. Un percorso alla scoperta di alcuni tra i più famosi e straordinari profumi e sapori al mondo

di Filippo Benedetti Valentini

Sette birre eccellenti, un viaggio nel gusto e nella storia di alcune tra le più grandi bionde (e non solo) del mondo. “Lievito in Fermento” è stato un evento di degustazione, con una vera e propria lezione sull’immenso panorama delle birre, organizzato martedì 15 luglio da Prowine per la Fondazione Italiana Sommelier dell’Umbria, al ristorante San Martino di Perugia. Grandi classici nel boccale (in realtà, per l’occasione serviti da sommelier in splendidi calici Riedel) raccontati e commentati da un ospite d’eccezione, Paolo Lauciani, docente alla Fondazione Italiana Sommelier ed esperto di enogastronomia de La Prova del Cuoco (Rai1).

Un viaggio dei sensi partito con una tra le più famose (e buone) Pilsner al mondo, la Bitburger Pils, la chiara con cui, nel 1871, si è aperta la storia delle birre a bassa fermentazione e che oggi è la più spillata in Germania. Una birra fresca, di colore oro limpido, con profumi di cereali e miele, adatta a rinfrescare i pomeriggi estivi o ad accompagnare sia un antipasto leggero sia una pizza margherita. Poi una seconda Pils, stavolta italiana e di più alta gradazione alcolica: la My Antonia di Birra del Borgo, un birrificio laziale tra i primi nel nostro Paese ad entrare nel mercato delle artigianali. Una bionda cremosa e dai profumi più intensi della prima, soprattutto di agrumi, frutta esotica e biscotto. Molto indicata con primi piatti saporiti: da provare con una carbonara.

Il percorso è continuato sulle note più acidule della Wienstephaner weiss, prodotta da un birrificio tedesco statale che è anche il più antico al mondo. Questa chiara al frumento ha intensi profumi di banana, una schiuma ricca e spumosa, perfetta per sgrassare il palato mentre si mangia un’ottima frittura di pesce o i classici wurstel con mostarda. Poi un’altra Birra del Borgo, la Re Ale, un’American Pale Ale tra le migliori prodotte in Italia: colore tendente all’ambrato, fatta con luppolo americano “cascade” che al naso dà sensazioni di frutta candita e di amaro in bocca, tipo rabarbaro. Da assaggiare con dei formaggi dal gusto intenso, magari erborinati. Ancora. La Baladin Super, ispirata alle belghe d’abbazia, una Strong Ale: l’autentica italiana “da meditazione”, fantastica. In conclusione due lambic belghe, le birre a fermentazione spontanea dal gusto molto acidulo e stravagante (un sapore poco adatto ai palati delicati): la Boon Gueze e la Boon Framboise, due birre perfette per gli aperitivi.

Nessuna birra umbra, purtroppo, tra le sette straordinarie degustate sotto la guida di Paolo Lauciani. Solo una, servita in apertura dell’evento, l’American Pale Ale Calibro7, prodotta da Fabbrica della Birra Perugia. Secondo Lauciani le birre umbre hanno un grande potenziale sul mercato: l’elevata qualità dell’acqua e delle coltivazioni, secondo l’esperto, rappresentano l’opportunità ideale per fare prodotti a “chilometro 0” di forte caratterizzazione territoriale purché, spiega, non si esageri nell’utilizzo di quei prodotti che non hanno niente a che vedere con la produzione tradizionale della birra.

Per il presidente della Fondazione Italiana Sommelier Umbria, Davide Marotta, la birra italiana sta vivendo un momento di grande crescita che però richiede maggiore cultura e attenzione al prodotto di qualità. “E’ necessario – ha detto – creare per la birra quel fermento culturale che si è sviluppato per il vino alcuni anni fa, perché è solo una maggiore conoscenza che può valorizzare nel giusto modo i tanti prodotti di qualità del nostro Paese”. In particolare, secondo Marotta, molti birrifici umbri, pur facendo dell’elevata qualità del prodotto il loro punto di forza, peccano ancora in capacità di vendita attraverso il marketing strategico. “Si parla e si scrive ancora troppo poco di birra: è essenziale che i produttori di birra, come hanno fatto  quelli del vino anni fa, investano di più nella comunicazione”.

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