Nord sott’acqua. Poca frutta, niente fieno e miele con il contagocce

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Danni per oltre un miliardo. Nel bergamasco annegati 9000 pulcini. Dimezzata la produzione di meloni, alpeggio impossibile per gli animali. Ma sarà ottima la stagione dei funghi

di Redazione

Un'estate dal clima pazzo che fa intravedere perdite sull'economia del settore per oltre un miliardo di euro. Un vero disastro, soprattutto al nord Italia. Nei giorni scorsi oltre novemila pulcini sono annegati in una azienda del bergamasco, dove le acque tracimate dagli argini dei fiumi hanno invaso alcune aziende florovivaistiche distruggendo  fiori e serre. Ma anche in altre regioni settentrionali si contano molti raccolti  distrutti e animali in pericolo.

E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti sull’ennesima ondata di maltempo che ha provocato la tracimazione dei corsi d’acqua, temporali e grandine che hanno fatto salire le perdite provocate alle campagne da una estate a dir poco autunnale. Una situazione che si ripercuoterà pesantemente sull’andamento economico generale e sulle possibilità di ripresa con un conto “estivo” particolarmente pesante per le imprese che operano nel turismo e nell’agricoltura. Le coltivazioni – sottolinea la Coldiretti – sono state colpite a macchia di leopardo dalla grandine e dalle bombe d’acqua che hanno distrutto frutta e verdura e rovinato in molte aziende il raccolto di un intero anno di lavoro, mentre i costi sono aumentati per difendere le produzioni dai parassiti favoriti dal clima anomalo.

Solo in Lombardia, ad esempio, la produzione di cocomeri e meloni è stata praticamente dimezzata. Ma in tutto il nord c’è molta attesa anche per la vendemmia che dipenderà  dalle condizioni che si verificheranno nei prossimi giorni, già adesso si conta un aumento dei costi di produzione per difendere le viti ed un taglio dei raccolti che, in Veneto, è stato stimato pari al 10 per cento.

Per effetto della pioggia, del vento e del freddo  le condizioni  sono proibitive per gli animali in alpeggio, dove nelle vallate dal Piemonte alla Lombardia fino al Veneto – continua la Coldiretti – i continui temporali hanno impedito di fare fieno e le temperature rigide hanno ridotto la crescita dell’erba, riducendone la quantità a disposizione delle mandrie con il ricorso ad acquisto di prodotti per l’alimentazione che ha aggravato i costi. Anche le api sono state costrette a restare a terra con il maltempo, e a rimetterci è la produzione di miele che potrebbe subire un calo fino al 70 per cento nel nord e nel sud Italia, mentre nel centro si parla di un taglio del 40 per cento.

Ai danni diretti sulle coltivazioni si sommano quelli indiretti provocati dal calo di consumi dei prodotti stagionali, come la frutta e verdura a causa delle condizioni climatiche non favorevoli con un conto particolarmente salato per pesche, nettarine e cocomeri che sono fortemente deperibili. Il crollo dei consumi rischia di far scomparire un quinto dei pescheti italiani e mette a rischio 10 milioni di giornate di lavoro garantite dal settore della frutta estiva, con gravi effetti sull’occupazione, sull’ambiente e sulle imprese. I consumi sono crollati di oltre il 30 per cento rispetto ai 15 anni fa per un quantitativo che nel 2014 è sceso addirittura ben al di sotto del chilo al giorno per famiglia.

Unica nota positiva il dimezzamento della superficie di bosco andata a fuoco dall'inizio dell'anno al 15 agosto (8729 ettari, in calo del 57 per cento rispetto al 2013), anche per la pioggia abbondante che peraltro ha favorito la nascita dei funghi per i quali si prevede una stagione da record iniziata in anticipo e con ottimi riscontri negli oltre 10 milioni d boschi che ricoprono circa un terzo della superficie nazionale, dove si stima si realizzi una produzione di circa 30mila tonnellate.

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