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Ottimo anno per l’Amanita caesarea, ma attenti al gemello killer

Amanita caesarea (foto: Nicolò Oppicelli)
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Cose Buone dal Bosco, la rubrica di Gabriella Di Massimo – A tavola con il fungo dell’imperatore. La raccolta è vietata quando è allo stadio di ovolo chiuso per non confonderlo con un suo simile che non lascia scampo

di Gabriella Di Massimo – Agronomo, ricercatrice a contratto presso il CNR

Se il regno Fungi avesse una regina, sarebbe lei: Amanita caesarea, il fungo degli imperatori come recita il suo attributo specifico, il cibo degli dei per i romani, che ne erano ghiottissimi. E’ una specie termofila, prevalentemente estiva e non abbondante, ma quest’anno, complice il clima caldo e piovoso, se ne possono fare buone raccolte.

Ama i suoli siliceo-calcarei, caldi e asciutti, e i boschi di castagno, cerro e roverella, quercia da sughero, ad altitudini inferiori agli 800-900 metri sul livello del mare. Più raramente è possibile incontrarla sotto il leccio o nelle faggete di bassa quota. E’ una specie ectomicorrizica, per cui fedele agli alberi con cui si lega in simbiosi.

Da adulta è facile da riconoscere per il cappello rosso-arancio vivace, con l’orlo striato; le lamelle color giallo oro, fitte, libere, intercalate da lamellule tronche; il gambo cilindrico, robusto e slanciato di colore giallo che si inserisce nella volva bianca, ampia, spessa e membranacea, con il bordo libero; l’anello anch’esso giallo, ampio, ricadente, membranoso e striato, la carne giallina in superficie, bianca internamente, odore e sapore lievi ma molto gradevoli.

Raramente, sul cappello si possono trovare residui del velo generale sotto forma di lembi biancastri che si staccano con facilità. Gli esemplari giovani, infatti, sono racchiusi da un velo bianco che li rende simili a uova, da cui il nome di “ovolo buono”.

E qui bisogna stare molto attenti perché lo stadio di ovolo chiuso è presente in molte specie del genere Amanita, tra cui la terribile A. phalloides di cui sono sufficienti 50 grammi per uccidere una persona adulta, bastano appena 30 grammi per un bambino. Personalmente, ho assistito a una cernita micologica su una partita di A. caesarea da destinare alla vendita, in cui erano presenti ovoli chiusi di A. phalloides.

Raccomando la raccolta di esemplari adulti inconfondibili ma, se cedete alla tentazione di raccogliere gli ovoli ancora chiusi, accertatevi che il cappello sottostante sia di colore arancione e sappiate che su tutto il territorio nazionale è vietata la raccolta di A. caesarea allo stadio di ovolo chiuso. A scanso di equivoci, pubblichiamo le bellissime tavole dell’illustre micologo Carlo Vittadini in cui A. caesarea e A. phalloides sono messe a confronto nei vari stadi di crescita.

E’ uno dei pochissimi funghi da consumare crudi, soprattutto gli esemplari giovani sono i protagonisti di eccellenti carpacci cui basta un filo di olio, un pizzico di sale e una macinata di pepe nero per rinnovare i fasti delle tavole degli imperatori romani.

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