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Parla il veterinario dell’Asl: in Umbria carne sicura

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Dopo l’indagine del Nas di Perugia sui bovini malati si accende un campanello d’allarme sulla sicurezza alimentare. Ma il veterinario dell’Asl2 Umbria Luciano Sonaglia tranquillizza

di Filippo Benedetti Valentini

Bovini malati, spacciati per sani e addirittura pregiati. Un’attività, fortunatamente smascherata dai controlli delle autorità, che avrebbe potuto portare bistecche infette sulle nostre tavole. Potevamo contrarre qualche malattia? Quali sono i rischi che corriamo quando compriamo la carne al supermercato o dal macellaio? Sono domande che abbiamo rivolto a Luciano Sonaglia, medico responsabile del Servizio veterinario dell’Asl2 che tutela la salute degli animali.

Dottor Sonaglia, gli animali sequestrati dal Nas erano affetti da tubercolosi, brucellosi e blue tongue. Mangiando quella carne avremmo rischiato di contrarre queste malattie?

Non ci sarebbero stati problemi. Tubercolosi, brucellosi e blue tongue sono malattie contagiose per gli animali e, raramente, per l’uomo che viene a contatto con il sangue infetto. E la cottura, solitamente fatta in cucina a circa 170 gradi, avrebbe eliminato ogni carica batterica.

Possiamo essere assolutamente sicuri delle carni che troviamo ogni giorno al supermercato o dal macellaio?

Nel momento in cui il veterinario appone il bollo sanitario sulla carne possiamo stare tranquilli. La bollatura, che avviene nel mattatoio, garantisce la sicurezza degli alimenti e, quindi, garantisce il consumatore.

Cosa può fare il consumatore per evitare brutte sorprese nella carne che compra?

Se la carne è arrivata sul banco del supermercato o del macellaio vuol dire che ha seguito una filiera sicura. La sicurezza è attestata dalla Banca dati Nazionale del Ministero della Salute, che garantisce la totale tracciabilità dell’animale, dalla sua nascita fino alla macellazione. L’indagine del Nas, seppure vasta, ha coinvolto circa 600 bovini, ma è un numero molto ristretto rispetto al totale degli animali allevati in Italia.

I bovini malati provenivano dal sud d’Italia, ma quelli allevati in Umbria sono sicuri?

L’Umbria è ufficialmente indenne da brucellosi bovina, lo ha riconosciuto anche l’Unione europea, e immune da tubercolosi. Diversamente, in passato ha circolato il “sierotipo 16” della blue tongue, e i controlli vengono effettuati ancora oggi. Nel 2011 la Regione Umbria, a seguito di focolai di brucellosi manifestatisi con l’introduzione di animali provenienti da altri territori, ha attuato un piano straordinario che ha previsto l’abbassamento dell’età dei bovini soggetti al monitoraggio su questa malattia a 12 mesi.

Tuttavia, dalle indagini dei carabinieri è emerso che alcuni medici delle Asl sono coinvolti per aver falsificato i documenti d’identità degli animali.

Non ho abbastanza elementi per giudicare il modo in cui i miei colleghi hanno svolto il loro lavoro. Ma voglio precisare che la responsabilità dei documenti contenuti nella Banca dati Nazionale è degli allevatori, che producono delle autocertificazioni sull’animale. Se l’allevatore dichiara il falso, il veterinario non può che prendere atto dei documenti presentati. Le Asl devono effettuare dei controlli a campione per quanto riguarda l’identificazione e la registrazione di bovini nella Banca dati Nazionale. Controlli che, per legge, non possono essere fatti su meno del 3% degli allevamenti di loro competenza. L’anno scorso in Umbria siamo arrivati al 4%, ma il malaffare può sfuggire, per questo ai controlli veterinari si affiancano quelli delle forze dell’ordine.

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