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Passione infuocata: la cena dell’Accademia del Peperoncino

Passione infuocata: la cena dell’Accademia del Peperoncino

Convivialità, ricerca e divulgazione. Gli appassionati del cibo piccante si sono riuniti a Perugia per parlare del legame tra il peperoncino e la tradizione culinaria umbra.

di Emanuela De Pinto

Rosso, arancio, giallo e verde. Sono i colori che hanno tinteggiato le sale del ristorante La Dolce Vita, ieri sera giovedì 13 ottobre, per la tradizionale cena autunnale della delegazione di Perugia dell’Accademia del Peperoncino. Oltre 140 i commensali riuniti a tavola per deliziare il palato e la mente con pietanze della gastronomia italiana e umbra, tutte condite e preparate con la spezia afrodisiaca per eccellenza.

Una serata a cui hanno preso parte nutrizionisti, agronomi, agricoltori, medici, liberi professionisti e giovani degustatori. Dalla Calabria al Veneto, dall’Umbria alla Sicilia, tutti uniti dalla passione per il peperoncino. Prima della cena, quest’anno si è voluto celebrare un gemellaggio a dir poco perfetto, quello con il buon olio extra vergine d’oliva, prodotto di eccellenza di cui l’Umbria è terra generosa e tanto fertile. A guidare una breve ma interessante lezione di assaggio a un gruppo di degustatori amatoriali è stata l’agronomo e Capo Panel Assoprol Umbria Angela Canale, tra le penne di punta di Saperefood.it.

Una seduta di assaggio per riconoscere un olio buono, prodotto da olive sane, e un altro fatto con i frutti attaccati dalla temutissima mosca. Tre oli in tutto. I primi due, monovarietali di Leccino dell’azienda umbra Stoica, rispettivamente della campagna olearia 2015 e 2016: fruttato medio, amaro intenso e vigorose sensazioni piccanti soprattutto nel secondo, molto ricco delle sostanze fenoliche tanto benefiche all’organismo. Il terzo, prodotto da colture non trattate, che ha perso tutte le qualità organolettiche positive, lasciando spazio al sapore sgradevole tipico delle olive attaccate dal parassita. Un gioco che è stato anche l’occasione per ricordare quanto l’Umbria abbia fatto passi da gigante nella buona pratica agronomica, tanto da avere anche quest’anno, a fronte di una produzione in volumi più ridotta rispetto al 2015, un extra vergine di alta qualità.

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Le varietà

Parlavamo di gemellaggio non a caso. I giovani produttori di Stoica, infatti, coltivano anche il peperoncino in circa 15 varietà diverse. Sul tavolo, una mostra ‘pomologica’ di grande effetto, grazie alla quale i soci e gli ospiti dell’Accademia del Peperoncino hanno osservato tantissime varietà diverse di peperoncino: dall’‘Aji panca’ della Colombia di forma allungata e di un viola tendente al nero, al profumatissimo ‘Scotch Bonnet Moa’ jamaicano, dal rosso fuoco ‘Naga Morich’ del Pakistan al più discreto quanto buffo ‘Naso di Cane’ della nostra Calabria.

Dopo un ricco antipasto a buffet, ecco servita la cena infuocata: pennoni di Gragnano alla ‘Spilinghina’ – dal nome del piccolo paese calabrese dopo viene tradizionalmente prodotta la ‘Nduja, salume spalmabile a base di peperoncino e carne di maiale – con una spolverata di tartufo, e un risotto ai formaggi variegato alla ‘nduja. Per secondo l’arista all’habanero con purea piccante di patate (per i palati very strong, i camerieri proponevano un’aggiunta extra di salsa al peperoncino sulla carne). Come dolce tante piccanti delizie.

Grifo Rosso, il peperoncino umbro

Ma l’Accademia del Peperoncino non è solo convivialità e degustazione, quanto cultura, ricerca e divulgazione. “La delegazione di Perugia  esiste da 12 anni – spiega il presidente Dr Alfonso Rizzo – Fu costituita da un gruppo di amici: ingegneri,  medici, agronomi. Prima di me ci sono stati due presidenti, il Dr Aldo Villani e il Prof. Piero Toraldo, che ha puntato molto sulla sostituzione delle coltivazioni del tabacco in Umbria con quelle del peperoncino. Sono stati fatti diversi studi, e grazie alla collaborazione  con l’Università di Perugia è nata una nuova varietà di peperoncino che abbiamo chiamato ‘Grifo Rosso’, di forma allungata e di colore rosso, dalle dimensioni più grandi rispetto a un Cayenne, ma con un grado di piccantezza amabile, non eccessivo”. Ad oggi, quindi , il Grifo Rosso è un marchio registrato dall’Accademia del Peperoncino di Perugia e molte aziende agricole della regione hanno iniziato la coltivazione di diverse varietà di questa irresistibile spezia, pur subendo la forte concorrenza del peperoncino importato dai mercati esteri, Asia in primis, a prezzi molto bassi. “Oggi il problema vero del peperoncino  – spiega Bizzi – sono i costi di coltivazione, perché è difficile meccanizzarlo. Si coltiva dapprima in serra, poi in primavera viene spostato nei terreni all’aperto. Il clima dell’Umbria lo permette”.

Le proprietà del peperoncino

Sono molte le attività culturali e gli eventi a tema organizzati dall’Accademia del Peperoncino di Perugia, che ad oggi conta 60 iscritti. Come le degustazioni di vino e peperoncino, o in abbinamento alla birra artigianale locale. A rispondere con passione e curiosità sono soprattutto i giovani, che hanno capito quanto il peperoncino faccia parte della tradizione umbra: basta citare gli strangozzi ‘alla spoletina’,  rigorosamente piccanti. Una spezia destinata ad un uso sempre maggiore, sia perché oggi il consumatore è alla ricerca spasmodica di gusti decisi e con forte personalità, sia perché non bisogna dimenticare le tante proprietà benefiche del peperoncino. Non solo migliora la  circolazione sanguigna, proteggendo il sistema cardiovascolare  dal colesterolo in eccesso, è anche un antinfiammatorio ricco di vitamina C ed E, e anche per questo è un potente afrodisiaco che potenzia le funzioni sessuali. Un messaggio dal presidente? “I nostri accademici lo coltivano sulle terrazze di casa. Così dovrebbero fare tutti. O comunque acquistarlo dalle aziende italiane, meglio ancora umbre”.

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