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L’UE bacchetta i viticoltori: soldi spesi male

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La Corte dei conti UE ha dubbi sull'efficacia dei fondi UE a sostegno dei produttori di vino. Secondo i giudici contabili i soldi destinati alla promozione non sarebbero stati utilizzati per conquistare nuovi mercati

di Redazione

Dubbi sull'efficacia dei finanziamenti europei al settore vitivinicolo. Ad avanzarli è stata la Corte dei conti europea che, in una relazione pubblicata martedì 1 luglio, ha specificato come l’impatto degli investimenti comunitari finalizzati ad aumentare la competitività del settore non è chiaramente dimostrato.

In sostanza, i giudici europei, affermano che il sostegno ai produttori di vino è da rivedere, perché non è dimostrato che aiuti veramente la competitività. Nello specifico, precisano che la necessità di una misura di investimento a favore del settore vitivinicolo è ingiustificata, dal momento che un sostegno ai viticoltori esiste già nell’ambito della politica di sviluppo rurale. La relazione si interroga inoltre sul ruolo delle sovvenzioni per la promozione dei vini dal momento che spesso, si sostiene, "sono state utilizzate per consolidare i mercati anziché conquistarne di nuovi o recuperare vecchi mercati". Fra il 2009 e il 2013, gli Stati membri hanno speso 522 milioni di euro per la promozione e, per il periodo 2014-2018, i fondi  relativi a questa misura sono aumentati a 1,16 miliardi di euro.

Il membro della Corte responsabile della relazione, Jan Kinšt, ha precisato che "la coesistenza di misure di investimento analoghe in due diversi regimi è fonte di complessità, tanto che in alcuni Stati membri ha generato ritardi nell’attuazione o limitato in maniera eccessiva la portata degli investimenti ammissibili". "Inoltre – ha concluso – quando il contributo europeo incita le imprese a ridurre proporzionalmente i propri finanziamenti per le azioni di promozione, finisce col divenire una sovvenzione parziale dei costi operativi di queste aziende, il che non rappresenta un impiego efficiente dei fondi pubblici".

 

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