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Quote latte: l’Ue ci bacchetta ancora e i nostri produttori chiudono

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La Commissione europea ci chiede di recuperare multe per 1,4 miliardi di euro dovute al superamento delle quote latte. In Umbria la situazione è drammatica: salgono i costi e la pressione fiscale, ricavi al palo da 15 anni

di Redazione

Superamento delle quote latte tra il 1995 e il 2009: l'Europa bacchetta l'Italia per non aver ancora recuperato 1,395 miliardi di euro di multe dai produttori. Un'altra batosta per i produttori che, a breve, riceveranno le cartelle esattoriali.

E' con un parere motivato che la Commissione europea ha, in sostanza, confermato l'aggravarsi della procedura d'infrazione al trattato Ue che prevede per i Paesi membri un limite alla produzione di latte. Secondo Bruxelles, le conseguenze del mancato recupero di quasi 1,4 miliardi ha un impatto negativo sia sul bilancio comunitario sia su quello italiano. Per questo il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha reso noto che l'Italia continuerà nel suo impegno per assicurare il recupero dei prelievi dovuti in modo di evitare ogni forma di penalizzazione. Il ritardo, fanno sapere, sarebbe dovuto ai numerosi ricorsi presentati dai debitori. E' stato chiarito che il governo ha già accelerato la definizione dei procedimenti giurisdizionali, a seguito dell’apertura del progetto pilota avviato nel 2010 e dal quale deriva il parere motivato della Commissione Ue.

L'ennesimo brutto colpo per gli allevatori e produttori italiani. A confermarlo è Matteo Pennacchi, portavoce del Comitato per la Tutela e la valorizzazione dei produttori di latte dell'Umbria, comitato che riunisce il 40% dei produttori nella nostra regione. Il problema, sostiene, viene dall'attribuzione delle quote latte: "All'Italia è stata attribuita una quantità di quote latte inferiore ad altri Paesi. Francia e Germania ne possono produrre tanto da esportarlo, noi a mala pena riusciamo a soddisfare il mercato interno". Insomma, per Pennacchi, dovrebbe essere fatta una vera e propria ridistribuzione delle quote in sede europea.

In particolare, secondo il portavoce, la realtà più triste è che in Italia, con particolare riferimento alla nostra regione, produrre latte non conviene più. Negli ultimi 15 anni, a fronte di un aumento vertiginoso dei costi della gestione del bestiame, dei mangimi, del gasolio e, soprattutto, della pressione fiscale, il prezzo del latte è rimasto lo stesso per chi produce. Per molte aziende, specialmente da 5 anni a questa parte, ha significato chiudere.  

Il Comitato per la Tutela e la valorizzazione dei produttori di latte dell'Umbria, ha detto Pennacchi, ha richiesto un tavolo perché ci sia un confronto diretto tra produttori di latte, le associazioni di categoria  e la Regione, per cercare di dare una soluzione al problema degli allevatori ed evitare che altre aziende siano costrette a smettere la produzione.

 

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