Sparisce il frutteto italiano. In 15 anni persi oltre 140mila ettari di piante

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La superificie coltivata a frutta in Italia è passata da 426mila ettari a 286mila in pochi anni. Limoni (-50%), pere (-41%) e pesche (-39%) le produzioni più a rischio

di Redazione

Una volta il centrotavola della nonna era una grande cesto, magari in ceramica di Deruta, traboccante di frutta. E non si concludeva un pasto senza gustarsi una mela, l’arancia sbucciata a spicchi, due pesche nettarine o la pera tanto dolce ma un po’ ammaccata, che finiva inevitabilmente per mangiare il nonno, prima che diventasse troppo matura. Oggi, di quel grande centrotavola rimane solo qualche timido frutto in frigorifero. E neanche tutti i giorni.

Rischia di sparire il frutteto italiano, che si è ridotto di un terzo (-33%) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante di mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti. Così, l’Italia potrebbe presto cedere il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea. L’analisi allarmante arriva da Coldiretti nazionale.

La superficie coltivata a frutta in Italia è passata da 426mila ettari a 286mila, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati Istat sulle coltivazioni legnose agrarie pubblicati nel 2015. A determinare la scomparsa delle piante da frutto è stato il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che non riescono più a coprire neanche i costi di produzione. Il taglio maggiore ha interessato i limoni, con la superficie dimezzata (-50%), seguiti dalle pere (-41%), pesche e nettarine (-39%), arance (-31%), mele (-27%), clementine e mandarini (-18%).

In totale, la superficie italiana investita ad ortofrutta supera appena un milione di ettari, l’8% della superficie agricola utilizzata (Sau) a livello nazionale, e produce il 26% della produzione agricola italiana. La produzione ortofrutticola italiana oscilla mediamente attorno ai 23 milioni di tonnellate, di cui il 46% in volume di ortaggi in piena aria, il 29% di frutta, il 12% di agrumi, il 7% di ortaggi in serra, il 6% di patate, lo 0,5% di leguminose.

Il disboscamento delle campagne italiane è il risultato di una vera invasione di frutta straniera con le importazioni che negli ultimi 15 anni sono aumentate del 37%, secondo Coldiretti, ed hanno quasi raggiunto i 2,1 miliardi di chili, ma anche di un progressiva riduzione dei consumi da parte delle famiglie.

“Un trend drammatico che ha effetti pesanti sul piano economico e occupazionale per le imprese agricole, ma anche dal punto di vista ambientale e per la salute dei consumatori”, ha affermato il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “occorre intervenire per promuovere i consumi sul mercato interno e per sostenere le esportazioni, che in quantità sono rimaste pressoché le stesse di quindici anni fa. Ci sono infatti segnali positivi di ripresa dell’economia che – sottolinea Moncalvo – non vanno sottovalutati, come l’inversione di tendenza nei consumi di frutta in Italia che non si registrava dall’inizio della crisi, mentre opportunità possono venire anche dall’estero per il tasso di cambio favorevole”.

A preoccupare è il blocco delle esportazioni dei prodotti ortofrutticoli dell’Ue verso la Russia a causa dell’embargo deciso da Putin, in vigore dal 7 agosto 2014 e recentemente prorogato al 6 agosto 2016, che porta a perdite dirette e indirette al settore ortofrutticolo nazionale.

IL CROLLO DEL FRUTTETO ITALIA NEGLI ULTIMI 15 ANNI

Mele                                        -27%
Pere                                        -41%
Pesche                                    -39%
Arance                                   -31%
Limoni                                   -50%
Clementine e mandarini    -18%
TOTALE                                -33%

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Istat

 

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