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Storia e recupero di un antico vitigno autoctono dell’Umbria: il Grero di Todi/Parte1

Storia e recupero di un antico vitigno autoctono dell’Umbria: il Grero di Todi/Parte1

Dall’Istituto Ciuffelli di Todi un lungo lavoro di indagine che ha portato all’iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite da vino il vitigno autoctono di Todi, il Grero. Dai primi documenti datati 1893 alla ricerca di un nome nuovo: 4 anni di analisi e sperimentazioni.

di Emanuela De Pinto

Cosa rende una bottiglia di vino unica e preziosa? La storia del luogo che custodisce. Finalmente, dopo anni di rincorse ai grandi vitigni ‘internazionali’ di stampo francese lo abbiamo capito. E gli addetti del settore – enologi, viticoltori, imprenditori del vino, cantinieri, agronomi, giornalisti e comunicatori – stanno lavorando alla riscoperta e alla promozione dei vitigni autoctoni dell’Umbria che possono rappresentare la novità e il valore aggiunto sul mercato.

Percorre proprio questa strada anche l’ultima fatica dell’Istituto Agrario Ciuffelli: un’accurata indagine, durata circa quattro anni a partire dal 2005, sul vitigno autoctono ‘Grero’ di Todi, che è stata presentata al pubblico sabato 26 novembre, grazie all’organizzazione di Gilberto Santucci, direttore dell’Azienda Agraria Montecristo dell’istituto. La folta documentazione va dalla ricerca storica alle sperimentazioni in cantina, fino alle approfondite analisi organolettiche e sensoriali: tutto ciò ha portato il Grero all’iscrizione nel Registro nazionale delle varietà di vite da vino, con decreto del 22/04/2011. Aprendo un nuovo, seppure ancora piccolo, mercato di appassionati produttori e consumatori.

LE ORIGINI STORICHEgrero-storia

Sono tre i documenti che attestano quanto questo vitigno fosse presente già tempo addietro sul territorio di Todi, come documentato dal Prof. Alberto Palliotti del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università di Perugia. La prima traccia è datata 1893 ed è una citazione sull’Annuario generale per viticoltura ed enologia, dove un certo Baldeschi, nel capitolo ‘I vitigni e i vini dell’Umbria’ scrive che una delle uve nere coltivate in Umbria, precisamente a Todi, Città di Castello ma anche a Rieti, era il ‘Greco’. La seconda citazione si trova nella Miscellanea dei primi del ‘900, quando Bertazzoni scrive nel suo lavoro sulla resistenza dei vitigni umbri all’oidio e alla peronospea, che “il Greco Nero mostra una certa resistenza all’oidio di 4/10 e come, durante la fioritura, in annate eccezionalmente fredde e piovose, i fiori subiscano tanto la colatura che l’aborto”. La terza citazione storica è una tesi di laurea del dottor Fausto Mauro Pongelli, datata 1946-47, dal titolo ‘I sistemi di allevamento e di potatura della vite nel territorio di Todi’ e in cui viene citato proprio il Greco Nero fra le varietà coltivate in preferenza.

MA IL GRECO NERO ESISTEVA GIA’…

grero3Quindi, questo vitigno era presente da lungo tempo in Umbria, seppure con un nome improprio. Esisteva, infatti, già un altro vitigno italiano con lo stesso titolo, ma con caratteristiche diverse. Il vitigno omonimo è quello coltivato in Calabria, nelle province di Catanzaro e Crotone, ed è da tempo iscritto al Registro nazionale delle varietà di Vite (codice 99). La ricerca umbra è andata allora avanti puntando ad evidenziare tutte le differenze organolettiche tra i due vitigni. Di fatto, quello umbro era un ‘nuovo’ vitigno ancora non dichiarato ufficialmente tra gli autoctoni dell’Umbria, erroneamente denominato ‘Greco Nero’ in passato, e sul quale nessuno aveva mai svolto un’approfondita indagine.

IL ‘GRERO’ RICONOSCIUTO VITIGNO AUTOCTONO DI TODI

pianta-madre-greroCosa occorreva per veder riconosciuto al ‘Greco Nero di Todi’ citato sulle vecchie carte, il titolo ufficiale di vitigno autoctono umbro, o meglio di Todi?  Un vitigno può definirsi autoctono “solo se ottenuto localmente da incroci naturali adattati nel tempo”, ha spiegato il Prof. Palliotti. Pertanto serviva il capostipite, la pianta madre, trovata nel febbraio 2009 in località Romazzano, piccola frazione di Todi: età oltre 120 anni, diametro del tronco 37 centimetri. L’indagine, iniziata nel 2005, ha seguito tutto un iter procedurale e di ricerca che contiene analisi ampelografica del vitigno, analisi molecolare a mezzo microsatelliti, indagini agronomiche nel quadriennio 2005/2008, vinificazioni ed analisi chimico, fisiche e sensoriali, dossier con tutti i dati e la domanda per l’iscrizione del vitigno nel Registro Nazionale, con il nome esatto. E quale? L’affannosa ideazione è stata opera del Prof. Palliotti e del dottor Stefano Galiotto, partendo dalle fonti storiche che citavano il Greco Nero. Prendendo le desinenze iniziali e finali dei due nomi, si è arrivato alla denominazione di ‘Grero’. E così, con il suo corretto e nuovo nome, il vitigno è entrato ufficialmente nei registri dei vitigni italiani, prima a livello nazionale nel 2011 come già detto, e poi anche nel ‘Registro regionale delle risorse genetiche autoctone vegetali della regione dell’Umbria’, nel 2014, che contava già in quel 16% dei vitigni autoctoni dell’Umbria il Grechetto (1.162 ha), il Sagrantino (850 ha) e il Trebbiano Spoletino (circa 60 ha).

LEGGI LA SECONDA PARTE SULLE CARATTERISTICHE CHIMICHE, SENSORIALI E “SALUSTISTICHE” DEL GRERO

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