Tempo di mosca olearia, come difendere l’extravergine

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Verde Oro, la rubrica di Angela Canale – La stagione calda favorisce l’insediarsi della “mosca olearia” sugli olivi. Difendere le piante da questo parassita vuol dire produrre un olio extravergine di qualità superiore

di Angela Canale – Agronomo

Con l’estate tornano le zanzare e, se arrivano anche le piogge, per le piante la vita si fa dura e a rimetterci sono soprattutto i frutti. Alte temperature e umidità dell’aria favoriscono l’insediarsi di parassiti, sia vegetali che animali. Le olive, che in questi giorni stanno crescendo a vista d’occhio, grazie all’acqua ricevuta in un periodo di grande attività vegetativa, stanno per essere visitate dalla prima generazione di “Bachtrocera oleae”, detta anche “mosca olearia”.

I produttori più accorti hanno messo trappole a ferormoni nei loro impianti, spesso affidandosi ad associazioni di produttori, come l’Assoprol Umbria, associazione olivicola di Confagricoltura, che con i suoi tecnici sta monitorando tutto il territorio, pronta a dare consigli su come intervenire a seconda del sistema di agricoltura che si sta conducendo: regime biologico, integrato o convenzionale. Non è importante soltanto il prodotto che si usa ma, soprattutto, il momento in cui intervenire. Per questo bisogna conoscere il ciclo di attività dell’insetto e il suo momento di maggiore debolezza.

Chi dice “io ai miei olivi non faccio niente”, pensando di dare garanzia di genuinità del prodotto, inconsapevolmente, sbaglia. Se le olive subiscono attacchi di mosca olearia danno un olio che avrà il difetto di verme, che non sarà extravergine, che avrà iniziato il processo di ossidazione e, cosa peggiore, nelle gallerie scavate nella polpa dalle larve si svilupperanno fitotossine cancerogene prodotte da agenti fungini che vi si insediano. Se l’attacco sarà intenso, inoltre, molte olive cadranno precocemente, con una conseguente riduzione del raccolto.

A ragionarci bene, il magnanimo olivo presenta soltanto questo parassita veramente fastidioso. Tenerlo a bada, senza attaccare quella fauna utile a mantenere l’equilibrio che natura ha creato nella sua catena alimentare, non dovrebbe essere difficile. Dico questo pensando ai viticoltori e ai frutticoltori in genere che, per lunghi periodi dell’anno, sono costretti a combattere con molte più specie di parassiti, senza però suscitare critiche da parte di nessuno, naturalisti compresi.

Bio o no, in una regione dal clima continentale come l’Umbria, la mosca si può allontanare dalle piante senza danni per nessuno, l’importante è affidarsi a tecnici preparati e con la giusta esperienza nella difesa delle piantagioni. Perché un’agricoltura controllata è ancora meglio di un’agricoltura improvvisata.

Se si usano prodotti chimici, è di fondamentale importanza rispettare i tempi di carenza indicati sulle confezioni, ovvero i giorni in cui, prima di raccogliere i frutti, non si deve più fare alcun trattamento. Anche se questi prodotti sono idrosolubili, non rispettare le date corrette potrebbe lasciare tracce nell’olio al momento dell’estrazione. Chi coltiva i propri olivi può garantire tutto questo, ma chi compra da altri per necessità commerciali, dovrà fare molta attenzione e controllare i residui prima di fare incauti acquisti.

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