Tutela della qualità. Arriva l’etichetta “prodotto di montagna”

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Nuovo marchio per prosciutto, latticini, legumi e miele prodotti nelle zone di altura. Monacelli, Confagricoltura Umbria: "Bene il marketing, ma non cambiano i costi di produzione"

di Redazione

Qualità degli alimenti, arriva l’etichetta “prodotto di montagna”. Da Bruxelles, è partito il via all’applicazione del regolamento europeo sul cosiddetto “pacchetto qualità”, una serie di regole comunitarie a tutela delle produzioni agricole e alimentari. In pratica, tantissimi prodotti realizzati in altura potranno essere valorizzati con questo nuovo marchio europeo. Che però, non è obbligatorio ma rimane una libera scelta del produttore. Tante le prelibatezze che potranno fregiarsi dell’etichetta “prodotto di montagna”: dal prosciutto, alle carni, ai formaggi stagionati, fino ai legumi e ai latticini prodotti in zone montuose. Il regolamento impone un disciplinare, già pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Per gli allevamenti sono due le regole fondamentali da seguire: gli animali dovranno trascorrere almeno gli ultimi due terzi della loro vita in aree di altura, e dovranno essere stati alimentati con almeno il 50 per cento di mangimi prodotti in montagna. Più trasparenza e tracciabilità, dunque, che faranno contenti anche i consumatori. Ma non è un’etichetta in più, o una in meno, che fa la grande differenza sui costi produzione.

“Questo provvedimento – dichiara il segretario Confagricoltura Umbria Alfredo Monacelli – è di certo un’ulteriore opportunità per i produttori, ma la montagna va sostenuta non soltanto con strumenti di marketing come questo, ma con interventi concreti a sostegno della produzione. Prima viene la possibilità di produrre, poi la promozione del marchio. E invece, si produce ancora in situazioni di disagio, specie nella nostra montagna. L’Umbria non vanta una grande tradizione in questo campo, come invece accade nelle Alpi. Le zone umbre dove esistono produzioni montane importanti sono quelle della Valnerina e della dorsale appenninica. Quindi, accanto a questo strumento di marketing, dobbiamo pensare ad altre iniziative. Ad esempio – continua Monacelli – per la prossima programmazione sarà fondamentale l’indennità compensativa per le aree montane, uno strumento inserito nel Piano di sviluppo rurale. Anche con l’etichetta “prodotti di montagna”, i costi per il produttore non cambiano, mentre è lì che dobbiamo intervenire. Produrre in montagna presenta uno svantaggio logistico che fa aumentare i costi, senza contare che questi terreni hanno una produttività più bassa rispetto ad altri. Il vantaggio di chi produce in montagna si concretizza, quindi, solo nel prezzo di vendita”.

L’etichetta potrà essere applicata anche ai barattoli di miele, se le api hanno raccolto il polline e il nettare in montagna. In questo particolare settore, che vive oggi una pesante crisi dovuta a fattori ambientali ed economici, l’etichetta potrà dare forse un nuovo impulso alla produzione. “Oggi l’apicoltura in Umbria – riferisce ancora Monacelli – vive una crisi dovuta a due fattori: da un lato la mancanza di assistenza tecnica agli apicoltori, che si vedono penalizzati da una serie di patologie delle api;  e poi anche la concorrenza del miele proveniente da altri Paesi, che ha costi molto più bassi di quello prodotto in Italia. Noi monitoriamo le condizioni igienico-sanitarie in cui i nostri apicoltori lavorano, mentre non conosciamo quelle della Cina o di altri Paesi dell’Est. E bisogna ricordare – conclude il segretario Confagricoltura Umbria Monacelli – che le api sono animali molto sensibili agli agenti inquinanti”.

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