Tutti pazzi per la birra, ecco perché ci piace tanto

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Passione birra: le bionde hanno sempre maggiore appeal sul mercato. Quelle italiane in particolare. Intervista a Paolo Fantozzi, direttore del Cerb di Perugia

di Filippo Benedetti Valentini

Esplose in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, la cultura e la passione per la birra si stanno facendo velocemente strada anche Italia. Negli ultimi anni la “bionda” è protagonista sul mercato del beverage: secondo Assobirra ne produciamo quasi 13 milioni e mezzo di ettolitri, dei quali 300 mila artigianale, e l’export dei nostri marchi storici è aumentato negli ultimi 6 anni del 161%. Insomma, la birra italiana piace sempre di più, e non solo agli italiani. Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti del settore, Paolo Fantozzi, direttore del Cerb di Perugia, il primo Centro di Ricerca sulla birra nato in Italia.

Professor Fantozzi, come spiega il grande successo della birra negli ultimi tempi?

In primo luogo a livello europeo, e italiano, in questi ultimi anni si stanno affermando moltissimo le birre artigianali. Nascono solitamente da piccoli produttori, che promuovono ricette diverse dalle più tradizionali birre tipo lager prodotte delle grandi industrie. Inoltre perché soprattutto i giovani si stanno indirizzando sempre di più verso il consumo di bevande a gradazione alcolica moderata e, generalmente, a prezzi più contenuti di altre bevande. Infine, avviare un’attività di produzione artigianale non richiede grandi capitali d’investimento iniziali; quindi, in un momento così particolare per la nostra economia, avviare una attività imprenditoriale sulla birra appare a molti giovani come una via di accesso al lavoro più interessante. L’insieme di questi fattori ha fatto esplodere produzione, vendita e consumo di birra.

Come si avvia un’impresa nel settore della birra e con quali costi?

Bisogna ovviamente avere un locale idoneo con relativi servizi a disposizione e acquistare un impianto per la produzione della birra di capacità limitata presso dei rivenditori specializzati. I costi non sono elevatissimi, parliamo di un investimento iniziale che potrebbe variare da un minimo di 50 mila a un massimo di 100 mila euro, in funzione del grado di sofisticazione richiesta. Poi è opportuno seguire dei corsi specializzati che permettano di conoscere tutte le regole e le pratiche per la produzione.

Quali sono i punti di forza delle birre italiane rispetto a quelle degli altri Paesi europei?

Se parliamo di quelle prodotte da grandi industrie non ci sono differenze, anche perché ormai la maggioranza delle nostre birre a bassa fermentazione sono prodotte da multinazionali. Ciò in cui ci distinguiamo veramente sono le birre artigianali. In Italia molti microbirrifici producono infatti birre prevalentemente ad alta fermentazione (Ale, India Pale Ale, Stout, birre d’abbazia – ndr), a volte con ricette diverse dalle quelle tradizionali, che prevedono l’aggiunta di prodotti locali come legumi o altri ingredienti.

Di recente tre birre umbre sono salite sul podio al 2° Premio Cerevisia 2014. L’Umbria si attesta dunque come regione vocata alla produzione di birra eccellente.

In realtà è tutto il centro Italia che si sta attestando come area dalle ottime doti nella produzione di birra. Poi, in Umbria, molte aziende utilizzano tecnologie e procedure corrette, quindi la birra è di alta qualità.

Secondo Assobirra la decisione del governo di aumentare le accise sulla birra rischia di mettere in crisi il mercato italiano della birra. Cosa ne pensa?

Sono d’accordo con Assobirra. In Italia gli alcolici sono tassati col sistema delle accise. Solo che, per esigenze storico-politiche di tutela del mercato enologico, l’accisa sul vino è pari a zero. Sulla birra, invece, le accise hanno un peso fiscale che riversa i suoi effetti sulla produzione e sul consumo. E’ chiaro che ogni aumento di tassa rischia di penalizzare ulteriormente il mercato.

Quali attività svolge il Cerb e quali progetti avete in cantiere?

Il Cerb, Centro di Eccellenza per la Ricerca sulla Birra, è equiparato a un Dipartimento dell’Università di Perugia, riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura e da quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Svolge attività di ricerca, analisi, formazione, consulenza e progettazione, finanziandosi con fondi ministeriali, europei e con le consulenze tecniche che ci vengono richieste dai produttori di birra. In questo momento, ad esempio, stiamo lavorando ad un importante progetto scientifico PRIN finanziato dal MIUR e finalizzato al miglioramento dei cereali che vengono utilizzati per fare la birra, come l’orzo.

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