Un cuore verde, un lago azzurro e il pesce sornione: la tinca del Trasimeno

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La tinca è un pesce prelibato, tipico del Lago Trasimeno. Piuttosto possente, è perfetto da gustare nelle sere di giugno, arrostito su un fuoco di cannina di lago

La rubrica di Antonio Andreani – Enogastronomo, docente di antropologia e merceologia alimentare Università dei Sapori

Una vecchia scala di legno, appoggiata al muro. Una carriola di legno, tutta di legno, ruota compresa, piena di gerani rossi in fiore. Sui davanzali delle finestre, ai margini delle scale, sui pianerottoli e sulle terrazze, un tripudio di colori. Gente che passeggia, ragazzi che si rincorrono in bicicletta chiamandosi ad alta voce. E’ arrivata l’estate. Le scuole si sono appena chiuse e si respira aria di vacanze. E’ l’avvolgente sensazione di calore che ho provato al Trasimeno in queste prime domeniche di giugno. Intorno al lago un incantevole paesaggio, una tavolozza di colori che al tramonto si illumina di mille luci che si specchiano sul lago e gradevoli profumi si diffondono tra i borghi. Il luogo suggestivo (e anche un po’ di fame) suggerisce odori di cucina. Il profumo di grigliate, naturalmente di pesce, e la strepitosa tinca del Trasimeno.

Con un corpo massiccio e tozzo, una bocca piccola con due barbigli corti, nasce della lunghezza di pochi centimetri per arrivare a raggiungerne anche settanta da adulta e pesare fino a dieci chili. La media del pescato però  varia da venti a quaranta centimetri e un peso compreso tra i 600 grammi  e i due chili. Può vivere fino a 25 anni ma in genere non supera i dieci. Predilige acque ferme o a corso lento, con fondali fangosi.

D’estate ama le temperature elevate, ecco perché sceglie per vivere stagni, paludi, fossati, laghi e anche piccoli fiumi. E’ un pesce molto resistente, in grado di vivere all’asciutto a lungo, e riesce a stanziare in ambienti in cui altri pesci non sopravviverebbero, come i canneti lacustri.  E’ un gregario e vive in piccoli branchi. Come detto la specie è stanziale, non ama vagare, cerca il cibo il più possibile vicino al proprio territorio.  Svolge attività di caccia al buio, nelle ore comprese tra il tramonto e la notte. La sua dieta comprende alghe, piccoli crostacei, molluschi e insetti acquatici, ma è una vera ghiottona di lumache. Apprezza anche frutta caduta in acqua. Durante i mesi più freddi, sceglie per svernare i fondali melmosi immergendosi totalmente, lasciando passare l’inverno in uno stato letargico.

Ci sono aspetti della tinca che la rendono particolarmente simpatica (oltre che buona). Durante la stagione degli amori, il maschio pigro e sornione, lascia che siano le femmine a cercarlo. Si permette il lusso, forte del suo aspetto virile e possente, con tanto di livrea tirata a puntino, di mettersi in mostra, beandosi del folto gruppo di femmine che gli fluttuano davanti per farsi scegliere. Dopo la parata inizia il corteggiamento e una volta scelta (sicuramente la più bella) corona il sogno d’amore.

Ma la tinca è soprattutto un pesce prelibato. Una ricetta facile (purché si abbia un occhio sempre vigile) è il “brustego di tinca“. Preparate un graticcio con fuoco di cannina di lago. Ponete in cottura la tinca fino a quando raggiunge un aspetto quasi carbonizzato. Condite con olio extravergine di oliva, sale pepe e limone. Il piatto è pronto per essere gustato. Che dire… semplicemente strepitoso.

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