Una tavola da incubo, Coldiretti denuncia i trucchi dell’Europa

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Formaggio senza latte, miele con polline biotech, carne annacquata e vino senza uva. Ecco le novità permesse dall'UE che hanno fatto inorridire produttori e consumatori. Il presidente Coldiretti Umbria, Agabiti: "Più trasparenza nell'etichetta"

di Redazione

Sarà ancora il Parlamento Europeo, appena rinnovato, a decidere cosa finirà sulle nostre tavole? Fino ad oggi, le norme europee hanno influito sulla nostra spesa quotidiana. E molte di queste hanno fatto storcere il naso a produttori e consumatori. Lo scorso 21 maggio, 10mila agricoltori soci Coldiretti si sono dati appuntamento al MiCo di Milano, il centro congressi più grande d'Europa, per denunciare "trucchi e inganni" della politica europea in materia di alimentazione. Formaggio senza latte, miele con polline biotech, carne "pompata" di acqua e vino senza uva sono le ultime novità permesse dall'Unione europea e presto in commercio anche in Italia. L'Unione europea, denuncia Coldiretti, permette di produrre formaggio sostituendo il latte con la caseina, proteina del latte ridotta in polvere, aumentare la gradazione del vino mediante l'aggiunta di zucchero nei Paesi del Nord Europa o, addirittura, di ottenerlo grazie a kit miracolosi che promettono etichette prestigiose aggiungendo semplice acqua di rubinetto ad un composto.

E i numeri sono allarmanti. Si calcola infatti che in Europa vengano consumate 20 milioni di bottiglie l'anno ottenute in questo modo. "Da troppo tempo chiediamo all'Europa più trasparenza, ma ci scontriamo con succhi di frutta dove la frutta quasi non c'è e con la difficoltà di riconoscere dall'etichetta gli oli importati – dice il presidente Coldiretti Umbria Albano Agabiti intervistato da Saperefood – Chiediamo di accorciare le filiere produttive perché questo consentirebbe al consumatore di avere prodotti di qualità al giusto prezzo, molto spesso invece si assiste a ricarichi da capogiro". Anche l'Umbria, ovviamente, risente delle leggi europee sui prodotti tipici. Sempre secondo l'indagine di Coldiretti più di due prosciutti su tre consumati nel nostro Paese sono ottenuti da maiali stranieri e solo successivamente lavorati in Italia, ma chi lo mangia non lo sa. Perché nell'etichetta non è obbligatorio indicare la provenienza. Succede spesso anche per il prosciutto di Norcia. "Molti produttori umbri – sostiene Agabiti – utilizzano cosce provenienti da tutta Italia, pur avendo alla fine il marchio Igp, che dovrebbe assicurare il legame diretto tra territorio e prodotto. Intendiamoci, i controlli ci sono, ma è necessario rivedere alcune norme comunitarie, perché questa relazione, sinonimo di qualità, venga garantita".

In tutto questo, chi ci guadagna? I dati ci dicono che per quanto riguarda il commercio al dettaglio, i discount alimentari nel 2013, complice la crisi, hanno registrato un aumento delle vendite dell'1,6%. Ad aumentare sono stati però anche i consumi della filiera corta. "I nostri mercati di Campagna Amica (una rete d'incontro tra produttori e consumatori promossa da Coldiretti) – spiega Agabiti – hanno avuto l'anno scorso ben 15 milioni di consumatori, con un 25% di aumento tra il 2012 e il 2013. Qui in Umbria vanno molto bene quelli di Pian di Massiano e del centro di Terni".

 

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