Val di Chio, antichi casali diventano un agriturismo diffuso

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L'idea di Lidia e Roberta fa rinascere l'azienda di famiglia. Ville e appartamenti per le vacanze in uno dei territori più deliziosi della Toscana

di Redazione

Rilanciare l'antica azienda di famiglia trasformandola in un agriturismo diffuso. È stata l'idea vincente di Lidia e Roberta, titolari dei “Casali in Val di Chio”. Il nome già dice tutto: si tratta di ville e appartamenti per vacanze sparsi in uno dei territori più deliziosi della Toscana, nel comprensorio di Castiglion Fiorentino.

Affiatate come sorelle, Lidia e Roberta in realtà sono cognate. “L'azienda – raccontano – è stata fondata dai nonni dei nostri mariti e già allora la produzione si basava sul vino e sull'olio”. Un passato di cui resta testimone il grande molino costruito nel 1949 e che prestò, ultimata la ristrutturazione, sarà attrezzato per ospitare convegni e meeting. “La decisione di partire con l'agriturismo l'abbiamo presa insieme. Il nostro desiderio era di recuperare questo patrimonio che col tempo era finito inutilizzato e rischiava seriamente di andare perduto”. Lidia e Roberta che nella vita facevano tutt'altro, si sono messe a studiare di nuovo. “Abbiamo frequentato un corso di formazione della Regione Toscana, uno dei primi che venivano organizzati su questa materia. Prevedeva 400 ore con lezioni di marketing, informatica, lingue. Poi c'era tutta una parte sul campo, durante la quale ci hanno portato a vedere alcune strutture, un'esperienza che ci ha permesso di capire meglio cosa ci interessava e cosa no”.

L'avventura vera e propria è iniziata nel 1996 con la ristrutturazione del primo casale, Villa La Guardata. Due appartamenti, otto posti letto e piscina. Poi Borgo Santo Stefano sull'omonima collina; a seguire, nel 2001, Villa San Martino, in origine un'antica casa contadina costruita ai primi del 1800. Infine, Borgo Gaggioleto nel 2008 dove ville e casali sono inseriti all'interno dell'antico borgo in parte ancora abitato. Strutture ognuna indipendente, ma inserite all'interno di una rete,

“Mentre l'azienda cresceva – proseguono sempre Lidia e Roberta – ci siamo dette che un agriturismo senza prodotti propri non sarebbe stato tipico, allora abbiamo frequentato dei corsi per imparare a fare il vino. Siamo state in Francia, a Poggibonsi, ad Arezzo con la Strada del Vino e alla fine abbiano conosciuto un enologo della Coldiretti con il quale è iniziata una collaborazione che dura ancora oggi”.

I vecchi vigneti sono stati sostituiti e implementati: oltre a sangiovese, trebbiano, malvasia e aleatico, sono stati aggiunti grechetto e vermentino per il bianco, syrah e merlot per il rosso. Ingente anche la spesa per rinnovare la cantina e tutte le macchine. E c'è anche l'olio extravergine, ovviamente, prodotto nei 15 ettari di oliveti sparsi nella vallata.

“Sicuramente – proseguono Lidia e Roberta – quando abbiamo iniziato ci siamo dovute scontrare con molti pregiudizi. Noi avevamo le nostre idee, volevamo introdurre tecniche nuove, come per esempio la selezione in vigna, cose che una volta non esistevano. All'epoca contava di più la quantità, quindi veder buttare dell'uva agli operai che erano cresciuti con quella mentalità sembrava qualcosa di assurdo. Poi si sono ricreduti quando hanno visto che i nostri metodi davano i risultati, allora venivano anche per chiederci dei consigli”. “Episodi curiosi – ricordano ancora – succedevano spesso quando andavamo alle ferie per presentare i nostri vini, nessuno credeva che le produttrici fossero donneI nostri mariti? No, loro ci hanno sempre incoraggiato e sponsorizzato".

 

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