Vendemmia 2015, la qualità che ci aspetta. Parla Assoenologi

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Dopo la paura per il grande caldo fino a Ferragosto, sono arrivate piogge provvidenziali. Le stime parlano di incrementi produttivi fino al 25%

di Redazione

Ci saranno quantità e qualità. Ecco perché la 2015 potrebbe essere un’annata da ricordare per il vino italiano. Sicuramente aiuterà a digerire meglio le precedenti che, un po’ su tutto il territorio italiano, avevano fatto registrare in linea generale cali produttivi sin dal 2011.

I primi numeri li ha diffusi Assoenologi, l’associazione presieduta da Riccardo Cotarella che riunisce i tecnici del settore vitivinicolo italiano. Stime di previsione, s’intente, perché la vendemmia è in corso e prima di ottobre ogni cifra va prudentemente scritta a matita, soprattutto considerando le grosse variazioni che potranno esserci da territorio a territorio.

Prima di scendere nei dettagli, la situazione in pillole: qualità ottima, con molte punte di eccellenza in tutto il territorio vitivinicolo nazionale, soprattutto per i rossi; quantità incrementata di almeno una media del 10% rispetto allo scorso anno; mercato in generale crescita, in particolare per i vini a denominazione di origine, con una previsione di aumento di 3 punti percentuali dell’export; nota dolente i consumi interni, in ribasso di 9 litri pro-capite rispetto al 2007.

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Ora andiamo nello specifico. Secondo Assoenologi, sulla qualità inciderà il buon accumulo di riserve idriche, con ricche precipitazioni invernali, primavera mite ed estate calda, mitigata nella seconda metà di agosto da piogge provvidenziali. Quindi, niente fitopatologie sulle viti e buona maturazione dei grappoli con sviluppo di sostanze aromatiche e polifenoliche. Attenzione però, sarà il clima di settembre a decidere se confermare o spegnere l’ottimismo: sole e giuste precipitazioni, il cui equilibrio è fondamentale per lo sviluppo vegetativo della vite, ci daranno vini bianchi profumati col giusto rapporto tra acidità, alcolicità, finezza e freschezza, e rossi armonici, strutturati e dai profumi complessi.

Sul fronte della quantità, le prime stime dell’associazione parlano di una produzione tra i 46 e i 47 milioni di ettolitri di vino e mosto, a fronte della media quinquennale (2010/2014) di 44 milioni di ettolitri e di quella decennale (2005/2014) di 45 milioni di ettolitri. Si ipotizza un incremento medio che oscillerà tra il 5 e il 25%, fatta eccezione per Toscana (-5%), Lombardia e Sardegna (entrambe stabili). Il Veneto rimane la regione più produttiva. Stime positive se si considerano i numeri della produzione del 2014, brutti ricordi per la Sicilia (-37%), Campania (-28%), Trentino Alto Adige (-24%) e Lazio/Umbria (-20%).

Veniamo al mercato. Difficile fare previsioni, le contrattazioni sono ancora minime perché tutti aspettano gli sviluppi della vendemmia 2015. Sembrano comunque deboli i vini senza denominazione di origine. I consumi interni continuano a scendere, ma è l’export che traina (nel 2014 circa il 50% dell’intera produzione italiana è stata venduta all’estero). Se però siamo i primi in quantità, dice ancora Assoenologi,  non lo siamo in valore, campo da gioco sul quale i francesi sono ancora i più forti. Anche questo è però un punto da approfondire, secondo il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli: “Il 31% del valore per la Francia è imputabile agli champagne che, rispetto ai nostri spumanti, hanno un’incidenza massiccia nel comparto economico dell’export francese”. Dunque, sottolinea, se togliamo dai 7,7 miliardi di euro i 2,4 miliardi dovuti allo champagne, la bilancia Francia-Italia è quasi in equilibrio. Ad ogni modo, per i primi tre mesi del 2015, il valore dei vini italiani è dato in lievitazione del 3,85% con un’ulteriore previsione di crescita di altri 3 punti, ma una leggera contrazione della quantità (-2,1%).  

Ora, tratteggiato il quadro generale italiano, ogni territorio va considerato in modo specifico. Secondo le previsioni, a ottenere le migliori performance sul fronte della produzione dovrebbero essere Puglia (+25%), Campania (+20%), Trentino (+15%) e Lazio/Umbria (+15%). Qui la tabella completa.

L’Umbria. Per gli enologi, la stagione nei territori laziali e umbri ha sofferto delle correnti calde africane, soprattutto nella prima decade di giugno e ad agosto, che hanno inizialmente hanno fatto temere ritardi fenologici o addirittura l’interruzione della maturazione. Tuttavia, le ondate bollenti sono state fortunatamente intervallate da abbondanti piogge che, oltre ad abbassare le temperature hanno assicurato una buona escursione termica, fondamentale per la sintesi degli aromi per le uve bianche e per la sintesi fenolica delle uve rosse. Insomma, ci troveremo di fronte a una buona annata, di gran lunga migliore della precedente. Ma dopo il lavoro in vigna e cantina viene quello sul mercato che, sul fronte dei consumi interni sta dando ancora segni di debolezza.

Un problema che, secondo il presidente Riccardo Cotarella, raggiunto al telefono, i produttori dovrebbero affrontare facendo cultura del vino, “dismettendo le scarpe sporche di terra alla fine della vendemmia per diventare subito dopo dei bravi comunicatori, investendo quanto possibile nella promozione del proprio lavoro, tirando fuori ogni competenza necessaria”. Come dire che, oltre la natura, sono sempre gli uomini a fare la differenza.

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