Vini da tavola, prezzi in picchiata nel 2015. Ma volano Doc e Docg

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Il Rapporto Ismea sul vino nel primo semestre dell’anno: sul listino dei vini comuni e sfusi la Spagna costringe tutti al ribasso, ma l’Italia vince sulla qualità e riscopre il rosato

di Redazione

Si è chiuso il primo semestre 2015 e per il mercato del vino è tempo di bilanci. L’ultimo rapporto sulle tendenze del settore redatto alla fine di luglio da Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, ci dà un primissimo quadro sulle previsioni della vendemmia che sta per arrivare. Si comincia con uno sguardo ai cugini transalpini. Secondo il Ministero dell’Agricoltura di Parigi, la vendemmia francese 2015 dovrebbe contare 46,6 milioni di ettolitri, appena l’1% in meno sul dato del 2014. Le prime fasi fenologiche sono risultate buone in tutte le regioni, ma il caldo record di giugno e la mancanza di piogge, potrebbe rappresentare un problema.

Molto buone le previsioni in Italia in termini di produzione, e addirittura ottimistiche quelle sulla qualità, anche se l’Isema non ha ancora tradotto in cifre l’incremento produttivo. Il rischio, anche da noi, è che il forte caldo registrato negli ultimi due mesi su tutto la penisola, potrebbe stressare le viti. Ma si conta sulle riserve di acqua piovana accumulate in primavera, per contrastare il problema.

Parlando di prezzi sul mercato internazionale, la partita la fa soprattutto la Spagna. Si registra ancora una costante tendenza al ribasso sul vino comune, quelli fuori dalle denominazioni Doc/Docg e Igt.  Dall’inizio del 2015 ad oggi, i bianchi si sono sempre posizionati sotto la soglia di 1,90 euro ettogrado, scendendo a luglio a 1,70 euro. Per i rossi, che in media hanno subito cali inferiori ai bianchi, il livello del 2015 non è mai salito sopra i 2,92 euro l’ettogrado di aprile, ma a luglio sono tornati a 2,75 euro.

Forti di questo listino, le cantine iberiche fanno fortuna sul mercato internazionale ma creano conseguenze preoccupanti per il resto dei Paesi europei costretti ad un livellamento verso il basso dei vini della stessa tipologia. L’Italia è il paese che ne risente di più. Infatti i bianchi italiani comuni, rileva Ismea, sono scesi nei primi sette mesi dell’anno del 25%, mentre i rossi del 7%.

Insomma, sul settore dei vini comuni e di quelli sfusi, la leadership spagnola è del tutto evidente. La vittoria sul mercato internazionale ce l’abbiamo puntando sulla qualità. Infatti, analizza l’Ismea, man mano che si sale lungo la piramide qualitativa il condizionamento del mercato spagnolo si riduce. A fronte di flessioni per i vini comuni, che nel complesso superano il 16%, sulle Dop si ha un incremento del 4%.

Oscilla il mercato dei vini Igt. Per quelli Igt bianchi la riduzione dei listini, che nel complesso segna un -12%, è distribuita su tutte le produzioni. Per i rossi Igt timide riprese, in particolare per i rossi siciliani e pugliesi la situazione è incoraggiante. Al vertice della piramide, i vini di alta qualità, le Doc e le Docg. Qui, la situazione cambia totalmente. L’indice Ismea dei prezzi registra infatti un +2% nel segmento dei bianchi e +6% in quello dei rossi.

Un esempio sui bianchi umbri è l’Orvieto classico: prezzo alla produzione nel primo semestre 2014 euro 92,50 al quintale, prezzo stesso periodo 2015 euro 99,17 al quintale, con una variazione del +7,2 %.

Un occhio all’export. Come sta andando? “Nei primi quattro mesi del 2015  – si legge nel report Isema – l’Italia è in frenata in termini di volume ( -2%), mentre gli introiti aumentano del 6%. Sono le importazioni, invece, a crescere in misura considerevole sia in termini di quantità (+24%) che di spesa corrispondente (+21%). A trainare la domanda di vini in bottiglia italiani sono gli Stati Uniti, con un +10% in quantità e +18% in valore. In Germania diminuiscono i volumi (-1%) ma i corrispettivi sono in salita del 4%. Analoga la situazione in Canada dove gli introiti sono saliti del 6% a fronte di un -1% dei quantitativi. Male nel Regno Unito. Decisamente positiva, invece, la performance italiana in Cina con una crescita dei vini confezionati del 7% con una progressione degli introiti del 15%. Dimezzate, invece, le consegne in Russia”.

L’attenzione rimane alta per le bollicine. Ricordiamo infatti che è stato un 2014 da record, e sembra che la tendenza sia seguita anche quest’anno. E’ soprattutto il Prosecco a dare uno slancio forte al settore spumantistico italiano, con una quota sul totale che sfiora ormai il 70%.

Buone notizie anche dal mercato interno. Nei primi sei mesi del 2015,infatti, gli acquisti di vini e spumanti presso i format della Distribuzione moderna sono cresciuti sia volume che in termini di valore. Le bollicine registrano un +10% in termini di vendite rispetto al primo semestre 2014. Grande riscoperta anche dei vini rosati, pur considerando comunque, che i vini rosati rappresentano appena il 5% del vino prodotto in Italia.

Leggi il report in versione integrale

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