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Vini umbri: il futuro dei 13.000 ettari regionali tra nuove leggi, concorrenza e tendenze di mercato

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Al convegno Coldiretti le innovazioni del settore e le prossime sfide: agricoltura di precisione, nuovo sistema di autorizzazioni e Testo Unico sul vino

di Redazione

I produttori umbri del vino si preparano a nuove sfide. In Umbria la superficie vitata ammonta a circa 13.000 ettari, con oltre 11.000 aziende (con una dimensione media di poco superiore all’ettaro) e si produce circa l’1% del vino italiano. Nel 2014 la produzione si è attestata su 475.000 ettolitri (di cui 239.000 Igp e 188.000 Dop). Le esportazioni di vino umbro all’estero hanno superato nel 2014 la quota di 28 milioni di euro, con un aumento del 6% in valore nel primo semestre 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (elaborazioni Coldiretti su dati Istat commercio estero).

Numeri che meritano una riflessione sul futuro del settore. Le novità in materia legislativa avranno di sicuro una ripercussione economica tra gli addetti ai lavori. Ecco perché Coldiretti Umbria ha organizzato un convegno, ieri primo dicembre, dal titolo “La viticoltura umbra, tra innovazione e nuove normative” per approfondire alcune delle principali tematiche e sfide che attendono i viticoltori umbri.

Tra le novità più rilevanti, quelle previste nel Testo Unico sul vino, che punta, tra l’altro, a tagliare del 50% il tempo dedicato dalle imprese alla burocrazia. A parlarne è stato Domenico Bosco, responsabile nazionale Ufficio Vitivinicolo Coldiretti. Si tratta di un testo che raccoglie molte delle proposte Coldiretti, ha spiegato Bosco, e che permette di ridurre gli oneri economici delle aziende senza abbassare la soglia di garanzia qualitativa delle produzioni. Lo stesso Registro Unico dei controlli consentirebbe di evitare duplicazioni nelle verifiche da parte dei vari enti preposti, avvalendosi anche del passaggio ad una completa dematerializzazione dei registri di cantina.

Tra le altre novità illustrate, quella che riguarda il nuovo sistema di autorizzazione all’impianto di superfici vitate, che, in vigore dal 1 gennaio 2016, costituirà il nuovo riferimento normativo per gli imprenditori, prevedendo anche un potenziale incremento annuo di superficie a livello nazionale di circa 6.500 ettari.

Rimane centrale il cosiddetto ‘fascicolo aziendale’, come ricordato da Enzo Gilli del Caa Nazionale Coldiretti, aggiornato dai Centri di Assistenza Agricoli, sia per le sue connessioni nella presentazione delle varie domande di contributo, quali Domanda Unica e Psr, sia per le dichiarazioni vitivinicole obbligatorie, che per le richieste di aiuto/pagamento Ocm Vino. Inoltre, Gilli ha illustrato l’importante servizio di assistenza alle aziende, messo in campo da parte del Caa Coldiretti, su svariati aspetti del comparto (conformità delle etichette, quesiti in materia vitivinicola, bozze per memorie difensive, ecc..), per far si che le imprese restino sempre al passo con l’evoluzione del settore vitivinicolo. Attività che si aggiungono ad altre, come quella di tenuta dei registri di cantina informatizzati o il servizio per adempiere agli obblighi della telematizzazione delle accise.

In tema con la Conferenza mondiale sul clima di questi giorni, anche nel corso del convegno sulla viticoltura umbra Alberto Palliotti del Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università di Perugia, ha rimarcato come il cambiamento climatico in atto associato all’ormai inderogabile controllo dell’impronta del carbonio, dell’acqua e del suolo sta spingendo l’agricoltura, in generale, e la viticoltura in particolare, verso una sostenibilità, ambientale ed economica, non più procrastinabile.

L’attento monitoraggio dei comprensori viticoli attraverso pratiche di remote sensing (viticoltura di precisione), nonché l’applicazione di tecniche innovative di difesa e di gestione del vigneto, consente oggi di acquisire una debita sostenibilità attraverso il contenimento degli input energetici esterni; di assicurare un maggior valore aggiunto alle produzioni enologiche regionali e aumentare il rispetto verso i territori di produzione e le popolazioni residenti.

Riflettere sulle prossime tappe che i vini umbri devono affrontare è fondamentale. Ciro Becchetti, coordinatore Ambito Agricoltura, Cultura e Turismo Regione Umbria, ha messo l’accento sulla continuazione del Progetto speciale per la vitivinicoltura, messo in atto ormai tre anni fa, e che sembra aver portato l’Umbria a raggiungere buoni successi in termini di conoscenza e reputazione. Si deve pensare ora a una nuova fase di innovazione, ha sollecitato Becchetti, che poggi le basi sulla condivisione di un posizionamento e di una promozione condivisa. Insomma, se i grandi vini umbri come Sagrantino, Montefalco Rosso, Orvieto Classico, Grechetto e Trebbiano Spoletino (da pochi anni riscoperto e sempre più apprezzato dai consumatori) hanno ormai raggiunto una certa soglia di notorietà, ora gli imprenditori del vino della regione devono “costruire le economie di scala necessarie a far compiere un ulteriore salto di qualità al vino umbro”.

Come competere sullo scenario internazionale? Secondo il presidente Coldiretti Umbria Albano Agabiti, gli strumenti restano il territorio, l’appeal per il prodotto locale e la qualità. Tenendo bene a mente che per l’economia regionale il vino rimane un comparto importante: per ogni grappolo di uva raccolta, si attiva ben 18 settori di lavoro, dall’industria di trasformazione al commercio, dal vetro per bicchieri e bottiglie alla lavorazione del sughero per tappi, e altri ancora.

Produrre un buon vino, sostenibile, e promuoverlo al meglio può non bastare se poi gli imprenditori non sanno programmare le produzioni in funzione delle esigenze reali del mercato, evitando crisi di giacenza e quindi di prodotto invenduto. Possiamo leggerla soprattutto in questa ottica la scelta che sempre più viticoltori umbri stanno portando avanti: produrre vini biologici e biodinamici come risposta ad una tendenza in crescendo verso i cosiddetti “vini naturali”.  

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