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Zootecnia 4.0: il modello italiano di allevamento bovino integrato e sostenibile

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‘Beef Connection’ – La rubrica di Assunta Susanna Bramante, Agronomo e PhD in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti. In questo articolo ci parla di un esempio virtuoso di azienda zootecnica.

di Assunta Susanna Bramante*

Quattro mila le stalle italiane chiuse tra il 2010 e il 2016 e un drastico calo delle macellazioni, come conseguenza del calo dei consumi di carne bovina. Inoltre, un tasso di auto-approvvigionamento tra i più bassi in Europa, che ci costringe ad importare oltre il 40% di materia prima.

E’ la triste fotografia scattata nei giorni scorsi da Assocarni e Coldiretti, che hanno organizzato un convegno a Jolanda di Savoia (Ferrara) dove si è discusso della situazione dell’allevamento bovino italiano e delle sue prospettive per il futuro.

CARNE, COS’E’ LA FROLLATURA E PERCHE’ E’ IMPORTANTE

L’incontro, svoltosi nel nuovo eco-distretto zootecnico di Bonifiche Ferraresi – uno splendido esempio di allevamento bovino integrato e sostenibile, al primo posto in Europa per il rispetto del benessere animale e per la sostenibilità – è stato moderato dal giornalista e divulgatore scientifico Alessandro Cecchi Paone, e ha visto la partecipazione di Marco Baldi, Responsabile Area Economia e Territorio del Censis, Federico Vecchioni, Amministratore Delegato di Bonifiche Ferraresi, Vincenzo Russo, dell’Università di Bologna, Roberto Moncalvo, Presidente di Coldiretti, Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato Inalca, l’Onorevole Paolo De Castro, Commissione Agricola del Parlamento Europeo, Maurizio Martina, Ministro della Politiche Agricole Alimentari e Forestali e Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute.

Dagli interventi, oltre ai dati dell’attuale crisi del settore, è emersa la necessità di intervenire per salvaguardare il patrimonio bovino nazionale. Un settore che oggi conta 5,9 milioni di bovini (come nel primo dopoguerra), sceso di circa il 40% dagli anni ‘80 ad oggi. Diverse le strategie di rilancio del comparto che, con un valore della produzione di 2,9 miliardi di euro,  ha un grande peso sull’economia nazionale, come ha spiegato Marco Baldi: “Nel Nord c’è una forte capacità di allevare, di ingrassare gli animali con gli alimenti giusti e di produrre carni con alto valore organolettico e nutrizionale. La filiera ha molti operatori ed il sistema dei controlli è capillare ed efficace; inoltre disponiamo di ampie zone collinari destinabili a vacche nutrici e vitelli da cui ripartire per ripristinare il nostro patrimonio, oltre che la presenza di razze storiche di notevole interesse. Da non sottovalutare è la domanda di garanzie, la possibilità di accesso agevole ad una corretta informazione e la voglia di carne italiana: il 39,7% degli italiani è disposto a spendere fino al 5% in più per un prodotto made in Italy, mentre il 31,4% è disposto a spendere dal 5 al 20% in più; inoltre l’82% degli italiani controlla l’etichetta e richiede informazioni sull’origine delle carni, quindi il substrato culturale giusto c’è e va tenuto in considerazione”.

COME SCEGLIERE UNA CARNE DI QUALITA’?

A questo proposito il centro zootecnico di Bonifiche Ferraresi rappresenta la base di partenza per un sistema di filiera 100% italiana sull’allevamento del bovino, come ha spiegato Roberto Moncalvo: “L’obbiettivo di lungo periodo è sviluppare e valorizzare una filiera bovina che parte da un vitello nato, allevato e macellato in Italia, perché la carne italiana è la migliore e la più controllata. Fondamentale anche che l’istituzione del Ministero della Salute aiuti a smontare le bufale intorno al consumo di carne e si impegni a raccontare la distintività e la positività dell’allevamento e della carne bovina italiana, soprattutto perché ha in mano tutto il sistema dei controlli veterinari, che sono tantissimi e questo è un valore aggiunto che va raccontato ai cittadini. L’esperienza innovativa di Bonifiche Ferraresi, dove tocchiamo con mano la portata del capo nato, allevato e macellato in Italia, possa diventare nel più breve tempo possibile un patrimonio nuovo di miglioramento per tutta la zootecnia italiana”.

Bonifiche Ferraresi, un esempio di moderno allevamento:

L’azienda rappresenta il nuovo modello italiano per l’allevamento bovino sostenibile: le 10 stalle presenti in azienda e distribuite su 33.000 mq di superficie sono straordinarie per la loro progettazione da ogni punto di vista, tecnologico, innovativo e di benessere degli animali. Disegnate dalla penna del Cavalier Luigi Cremonini, le stalle di Jolanda di Savoia hanno una capienza totale di 5.000 bovini da carne, che si cibano delle materie prime autoprodotte dall’azienda nei territori circostanti.

Più spazio per gli animali, meno farmaci e ciclo dei fertilizzanti:

Il benessere degli animali è garantito dall’aumento dello spazio in mangiatoia, con un box più largo che profondo, e dalla presenza di due abbeveratoi in ogni box che permettono ad ogni animale di bere e nutrirsi senza alcuna competizione con gli altri soggetti. La maggior possibilità di mangiare si traduce in un più alto incremento ponderale, annullando i fenomeni di prevaricazione e di scontro: gli animali sono tranquilli, a riposo, non si calcano e si lasciano avvicinare. Queste caratteristiche, insieme all’assenza di vocalizzi, sono tutti segnali di un ottimo stato di benessere, che consente di ridurre al minimo l’eventuale ricorso ai farmaci, utilizzati in modo consapevole sul singolo animale solo se ci sono evidenze di una sintomatologia. Le deiezioni degli animali defluiscono in una corsia centrale che li porta in concimaia per un periodo di maturazione, fino alla trasformazione in fertilizzante naturale da usare sui terreni circostanti: questo permette la chiusura del ciclo, con un abbattimento dei costi, massima efficienza e massima sostenibilità.

Un sistema innovativo dunque ma anche un ritorno alla tradizione, dove il letame torna a nutrire quei campi che in cambio forniscono il cibo, a km0 e senza concimi chimici. Per questo Bonifiche Ferraresi è un modello virtuoso e all’avanguardia che ha ottenuto il punteggio più alto in Italia e dovrebbe essere preso come esempio e replicato sia su larga che su piccola scala.

L’agricoltura di precisione:

Grazie a tecnologie all’avanguardia inoltre è possibile un’agricoltura digitale di precisione per la concimazione e la semina: attraverso una sala multimediale vengono collegate tutte le macchine che stanno operando in quel momento sui terreni, così da gestire precisamente le produzioni dell’azienda. Questo consente, ad esempio, di dare al terreno il giusto nutrimento di cui ha bisogno e di risparmiare laddove la fertilità è già alta, oppure di seguire nella crescita ogni piantina e avvantaggiare quelle che risultano più indietro, così da avere la miglior uniformità possibile.

L’agricoltura digitale di precisione mostra quale sarà il futuro in questo ambito, perché permette la massima efficienza in termini di sostenibilità. Bonifiche Ferraresi ha sfatato il mito che possa sussistere un’azienda agricola completa senza una stalla: l’agricoltura senza zootecnia non esiste. L’allevamento con i suoi animali che fertilizzano naturalmente il suolo è fondamentale per la sostenibilità economica, sociale e ambientale, e Bonifiche Ferraresi, con la sua tecnologia senza pari, è un esempio concreto di economia circolare, a disposizione di tantissimi piccoli agricoltori che possono fare tesoro di questo punto di riferimento mondiale, d’eccellenza anche per il rispetto del benessere animale.

*Assunta Susanna Bramante ha lavorato in Italia e all’estero come ricercatrice. Sostiene la Dieta Mediterranea e il mangiar bene. Vive in Inghilterra e ha un blog: GenBioAgroNutrition. Per Saperefood scrive articoli divulgativi sulle scienze alimentari.

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