Tecnologie digitali per un Agrifood competitivo, ecco come

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Solo l’1% delle superfici coltivabili si avvalgono dell’Hi-Tech, eppure sono una grande opportunità per aumentare la qualità, risparmiare risorse e contenere l’impatto ambientale. Lo studio del Politecnico di Milano. 

di Redazione

Permettono all’agricoltore di stabilire il fabbisogno di acqua e nutrienti alle coltivazioni, di prevenire l’azione dei parassiti e delle patologie, di compiere interventi mirati risparmiando tempo, denaro e risorse. Con un impatto ambientale sempre più ridotto e un incremento delle rese. Le tecnologie dell’agricoltura di precisione, che sfruttano Internet of Things e Big Data Analytics, non sono fantascienza ma opportunità del presente alla portata di tutti. Eppure, in Italia solo l’1% dei terreni è coltivata sfruttando queste tecnologie.

L’IMPATTO DELLA TRASFORMAZIONE DIGITALE SULL’AGRIFOOD

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net) e del Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia, l’agricoltura 4.0 ha un mercato di circa 100 milioni di euro nel nostro paese, il 2,5% di quello globale. Sensori nei campi e sui trattori per controllare l’attività agronomica, droni per la raccolta dati e logistica controllata per prevedere l’effetto del clima sulle colture, sono solo alcune delle centinaia di applicazioni già diffuse sul mercato grazie al lavoro di circa 60 startup italiane che si occupano di Smart AgriFood (a livello internazionale sono oltre 400).

Perché le tecnologie ancora non decollano:

Per aprire le porte del futuro alle Pmi italiane dell’agroalimentare – e migliorare rese, sostenibilità, qualità del prodotto e condizioni di lavoro – è “innanzitutto necessaria l’estensione della banda larga ed extra-larga anche alle zone rurali”, dice Andrea Bacchetti, Condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood, “poi servono sensibilità e propensione all’investimento da parte delle imprese, oltre alla competenza degli operatori sia dell’offerta sia della domanda”. Insomma, abbandonare la logica gestionale tradizionale – con interventi sul campo scanditi dalle consuetudini di tipo “familiare” – e dare più fiducia ai tecnici del settore che possono guidare il produttore nelle scelte quotidiane. Significherebbe dare nuovo impulso all’economia di un settore da molti anni in stallo. “L’innovazione digitale nell’agroalimentare – afferma Filippo Renga, Condirettore dell’Osservatorio Smart AgriFood – può garantire competitività ad uno dei settori chiave per l’economia italiana, che contribuisce per oltre l’11% del PIL e per il 9% sull’export. Si possono ridurre i costi di realizzazione di prodotti di alta qualità e far crescere i ricavi grazie ad una maggiore riconoscibilità o garanzia, ad esempio con sistemi di anticontraffazione o di riduzione dei prodotti non conformi esportati”.

Più qualità, sicurezza e tracciabilità:

L’analisi condotta dall’Osservatorio del Politecnico di Milano su 57 case study evidenzia che le tecnologie oggi consentono alle aziende agroalimentari di migliorare e innovare la qualità in diversi modi. Il 51% delle aziende ha utilizzato le tecnologie digitali per valorizzare l’origine del prodotto, ad esempio vino, cacao e caffè. Il 46% si è invece servito del digitale per migliorare la sicurezza alimentare, mentre il 25% per controllare l’impatto ambientale e favorire il benessere degli animali. Infine, nel 12% dei casi le aziende hanno impiegato la tecnologia per migliorare la qualità del servizio, adottando soluzioni innovative per comunicare ai consumatori informazioni nutrizionali sul prodotto e sulla tracciabilità.

L’Osservatorio Smart AgriFood ha inoltre censito 220 soluzioni offerte in Italia da più di 70 aziende, di cui soltanto l’11% abilita l’Internet of Farming, mentre l’89% supporta verticalmente l’agricoltura di precisione. Circa l’80% delle soluzioni offerte è applicabile in fase di coltivazione e solo il 12% in quella di pianificazione. La grande maggioranza delle soluzioni, il 73%, sfrutta dati e analytics, il 41% l’Internet of Things e il 57% sistemi software di elaborazione e interfaccia utente. La maggior parte delle soluzioni (50%) è utilizzabile a prescindere dal settore agricolo, mentre il 27% è specificamente rivolto all’ortofrutticolo, il 25% al cerealicolo, il 16% al vitivinicolo.  In termini di attività, il 48% delle soluzioni abilita mappatura e monitoraggio di terreni e coltivazioni, il 42% monitoraggio e controllo del movimento e delle attività di macchine e attrezzature in campo e il 35% irrigazione e fertilizzazione mirata.

Settori che devono tornare a produrre di più e meglio per competere sul mercato globale e che, dunque, aprono il campo alle tante idee degli specialisti italiani. Tra le startup tricolore che hanno partecipato al Consumer Electronics Show 2018, la più importante fiera internazionale dell’Hi-Tech che si è svolta a Las Vegas a gennaio, uno spazio di rilievo lo hanno decisamente avuto quelle che si occupano di energie rinnovabili, alimentazione e precision farming. In particolare per quest’ultima, la umbra Agricolus ha presentato il proprio sistema cloud di applicazioni per l’agricoltura di precisione: Sistemi di Supporto alle Decisioni, modelli previsionali, lotta intelligente alle fitopatie e telerilevamento. Strumenti che danno la possibilità alle aziende di raccogliere dati sul campo e intervenire a livello agronomico solo dove e quando è necessario, risparmiando risorse e producendo alta qualità con il minimo impatto sull’ambiente.

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