Cantine umbre, il bilancio dell’ultimo ProWein

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Conversazione con il presidente di Umbria Top Wines, Francesco Strangis, per tirare le somme dell’ultima edizione della fiera internazionale di Dusseldorf, in Germania. Ecco i vini umbri più richiesti, i punti di forza del territorio e i mercati a cui puntare. 

di Emanuela De Pinto

I viticoltori dell’Umbria sono di ritorno oggi da Dusseldorf, Germania, dove si è appena conclusa ProWein, l’annuale fiera internazionale dei vini e liquori. Una presenza sempre più corposa che, anche grazie all’unione di Umbria Top Wines, la cooperativa dedicata alla promozione dei migliori vini regionali, è riuscita nel tempo ad accendere i riflettori sulle produzioni vitivinicole del cuore verde d’Italia. Abbiamo sentito Francesco Strangis (Cantina Chiorri), Presidente da gennaio 2018, per intuire come è andata quest’ultima edizione e capire l’orientamento del mercato enologico attuale.    

“Esserci intanto è molto importante – racconta il referente di Umbria Top Wines – perché è qui che si mette in pratica il vero trade del vino. Prowein, in particolare, è una fiera aperta solo agli addetti del settore: 50.000 buyers e distributori quali ristoranti, enoteche, settore alberghiero e in generale la gastronomia di qualità”.

Quanto conoscono i vini dell’Umbria e il nostro territorio all’estero?

Il numero di cantine umbre presenti in pochi anni è quasi raddoppiato: ben 29 quest’anno. Ma se parliamo del vino umbro al mondo, cosa intendono all’estero? “ Diciamo che stiamo finalmente uscendo da anni di penombra, in cui per farci riconoscere in Europa e oltreoceano dovevamo obbligatoriamente parlare di vicinanza geografica con la Toscana. Oggi le cose sono molto cambiate e i compratori, gli appassionati di cibo e vino italiano nel mondo stanno capendo che la nostra regione è una forma decisamente più autentica, meno stereotipata e banalizzata, di altri luoghi. Certamente di grande fascino paesaggistico. Non a caso, infatti – continua Frangis – la seconda domanda dopo quella strettamente attinente al vino è proprio sul territorio. C’è la voglia e l’esigenza sempre maggiore di scoprire l’Umbria in tutta la sua bellezza. Ecco perché è giusto che siano state presenti al Prowein anche cantine del Lago Trasimeno e del perugino, oltre che di Montefalco e dell’orvietano”.

Vino umbro: cosa chiedono i winelovers?

L’Umbria del vino è un patrimonio storico e culturale composto da tante varietà di uva. Ma cosa stuzzica di più il palato degli intenditori? “Tra i vini bianchi  – risponde Frangis – va molto bene il Trebbiano Spoletino che si sta facendo conoscere e apprezzare sempre di più, mentre rimane una conferma il Grechetto, il più richiesto. Tra i rossi il più noto è il Sagrantino, che si fa amare soprattutto dopo qualche anno di invecchiamento. A quel punto diventa  un must , una vera eccellenza.  C’è un gran fermento intorno ai vitigni autoctoni in generale, come il Grero Nero di Todi (appena riportato alla luce dall’istituto Ciuffelli di Todi, ndr)  che però nessun viticoltore ha portato al Prowein, in quanto ancora in fase di sperimentazione. Vanno molto bene anche il Sangiovese, un grande classico e il Ciliegiolo”, il vitigno rosso che dà un vino morbido , fresco e non molto strutturato, adatto a un mercato internazionale.

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Export: quali i mercati più vantaggiosi e quali evitare?

E proprio di mercati ha parlato Frangis di Umbria Top Wines: “In Europa vendiamo abbastanza, va bene l’export in Germania, Lussembrugo, Olanda e Belgio in particolare. In questo momento, si è notato all’ultimo Prowein, soffriamo in Inghilterra, dove per l’effetto Brexit gli importatori e i distributori hanno timore nel fare acquisti. Sono titubanti, non sanno quale sarà il futuro a livello commerciale”.

I vini dell’Umbria piacciono sempre di più agli americani, Usa in particolare: “Dopo l’andamento di questi ultimi anni posso affermare che i viticoltori che si lanciano sul mercato americano recuperano l’intero investimento in 3-5 anni. Con margini di guadagno molto positivi. C’è una buona apertura anche sul mercato brasiliano, ma a mio avviso non è il mercato adatto all’Umbria, noi scommettiamo su vini di una certa eleganza, sopra una certa fascia di prezzo al di sotto della quale non scendiamo”.  

Se c’è un neo nel mondo del vino in Umbria, è quello delle quantità. “La richiesta è sempre maggiore, ma spesso non siamo in grado di dare adeguata risposta. Il nostro è un territorio diverso rispetto alla Toscana, alla Sicilia, al Piemonte. Non riusciamo a fornire grandi quantità di vino, salvo pochissime eccezioni . Siamo ancora un mercato di nicchia”.

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Lavorare sull’enoturismo

Una terra rivelata. Capace di richiamare centinaia di turisti ogni anno. “L’enoturismo conta, eccome. Il nostro è un grande patrimonio ambientale, storico, artistico e culturale. Ma occorre lavorare meglio e di più per far capire al grande pubblico internazionale che qui possono trovare un ottimo rapporto qualità/prezzo, anche per ciò che riguarda le strutture ricettive. Altre mete italiane a cui non abbiamo nulla da invidiare, non offrono questa convenienza”.

Prossimo appuntamento: Vinitaly, a Verona, dal 15 al 18 aprile.

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