Allevatori Umbri e Conad, cresce la produzione grazie al nuovo disciplinare per la carne di bovino

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Ad Agriumbria primo bilancio della Cooperativa che, insieme a PAC 2000 Conad, da due anni ha avviato un ambizioso progetto. Sempre più consumatori scelgono al supermercato carni certificate, tracciate e 100% umbre.

di Emanuela De Pinto

Dall’allevamento al punto vendita, tracciando ogni fase grazie a un Disciplinare ministeriale di etichettatura del prodotto. “Carni umbre di qualità… si può fare” è il titolo del convegno della ‘Cooperativa tra Allevatori Umbri’ che si è tenuto questa mattina, 6 aprile, nella prima giornata della fiera Agriumbria a Bastia, quest’anno alla sua 50esima edizione. Un incontro per fare un primo bilancio del progetto, partito due anni fa, che sta portando ottimi risultati.

Parlano i numeri: il fatturato della Cooperativa tra Allevatori Umbri è stato nel 2016 di 1 milione di euro. E’ raddoppiato, arrivando a 2 milioni nel 2017, e si prevede la soglia di 3 milioni a fine 2018. Segno che mangiare nella giusta misura carne di alta qualità non solo fa bene alla salute, in quanto alcune proteine specifiche della ‘ciccia’ non sono sostituibili con le proteine vegetali, ma fa ancora meglio all’economia del territorio.

Presenti all’evento, moderato dal giornalista Radio Rai Sandro Capitani, il presidente della Cooperativa Giuliano Bececchi, il direttore Settore Carni Conad Paolo Lucheroni, il commercialista e revisore contabile della Cooperativa Paolo Felicetti, il professore di Ispezione degli alimenti di origine animale all’Università di Perugia David Ranucci. Una storia di successo nata a marzo del 2016 dall’impegno e la passione di circa venti allevatori umbri che hanno voluto condividere con PAC 2000 Conad un ambizioso progetto. Due gli obiettivi raggiunti: garantire agli allevatori più piccoli una crescita di produzione e di qualità,  permettere ai supermercati a marchio Conad di offrire al consumatore una carne garantita e tracciata, a filiera corta e 100% umbra.  

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Dotarsi, a maggio dello scorso anno, di un Disciplinare di etichettatura per le carni bovine è stata una mossa vincente, unitamente al tour promozionale che ha toccato oltre 60 punti vendita Conad in Umbria. Il consumatore, in questo modo, ha potuto degustare gratuitamente sul momento la carne in vendita e parlare con i produttori che, come sottolineato dal presidente Bececchi, “ci hanno messo la faccia”.

Il disciplinare della Cooperativa tra Allevatori Umbri si applica agli allevamenti, al macello, ai laboratori di sezionamento e ai punti vendita che aderiscono al progetto. Tutti insieme, costituiscono la filiera delle carni bovine in questione. In questo modo, il consumatore può avere garanzia, come dice lo stesso documento, “sulle modalità di gestione e di controllo dei processi che risultano influenti sulla identificazione e rintracciabilità delle carni bovine, al fine di assicurare il mantenimento della tracciabilità lungo tutta la filiera e la conformità delle informazioni obbligatorie e facoltative fornite da un operatore all’altro della filiera e al consumatore finale dai punti vendita aderenti al presente disciplinare”.

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Una carne di alta qualità, dove per qualità si intende un sistema di allevamento estremamente attento alla salute degli animali a partire dalla loro alimentazione, ciò vuol dire per i bovini adulti una dieta priva di grassi animali aggiunti, e quindi a base di foraggi, integratori vitaminici e minerali, mangimi semplici (mais, orzo e soia) e mangimi composti acquistati o da un mangimificio che dispone di un proprio sistema di certificazione controllato da un organismo indipendente o da un mangimificio qualificato dalla Cooperativa stessa. La macellazione degli animali avviene nel mattatoio comunale di Massa Martana, struttura pubblica in grado di fornire ulteriore riprova della qualità della stessa carne. Insomma, una fettina, un hamburger, una bistecca o un arrosto buoni e genuini a 360 gradi.

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Un rigoroso sistema di allevamento capace di fidelizzare il cliente, anche al supermercato. Consapevole e felice di spendere qualcosa in più per avere in tavola la buona carne umbra.

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