Agroalimentare, terzo trimestre 2025: il primario regge e l’export alza il tono
19/01/2026
Nel terzo trimestre del 2025 l’economia italiana mostra un passo breve ma leggibile: il PIL cresce dello 0,6% su base annua e si muove di un +0,1% rispetto al trimestre precedente. Non è una corsa, piuttosto un assestamento che lascia intravedere dove si concentra la spinta. In questa fotografia, scattata da CREAgritrend (il bollettino del CREA – Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia), l’agroalimentare si ritaglia un ruolo più netto di quanto dicano le percentuali, perché combina tenuta interna e, soprattutto, un canale estero che diventa sempre più decisivo.
Il valore aggiunto dell’agricoltura cresce del +0,7% su base tendenziale e del +0,8% su base congiunturale, mentre l’industria avanza dell’+1,3% nel confronto annuo, pur registrando un lieve calo nel confronto trimestrale (-0,3%). I servizi rimangono in territorio positivo, ma con una dinamica più contenuta. Sul lato della domanda interna, si nota il nuovo incremento degli investimenti fissi lordi (+0,6% sul trimestre precedente) e la crescita della spesa delle famiglie per beni durevoli (+2,6%), con consumi finali nazionali in lieve miglioramento (+0,1%). In questo contesto, l’agroalimentare appare uno dei comparti più capaci di trasformare un clima macro prudente in risultati concreti.
Industria alimentare e bevande: produzione in crescita, export più robusto del mercato interno
Tra luglio e settembre 2025 l’industria alimentare accelera con decisione: l’indice della produzione sale del +4,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. La crescita è accompagnata dall’aumento del fatturato, che si rafforza soprattutto oltreconfine: +11,95% sul mercato estero, a fronte di un +3,9% sul mercato interno. Il dato suggerisce una domanda internazionale più dinamica e un posizionamento competitivo che, almeno in questa fase, protegge il settore dalle incertezze interne.
Anche l’industria delle bevande migliora sul fronte produttivo (+4,9%), ma con un segnale meno lineare nei ricavi: il fatturato risulta in calo sia sui mercati esteri (-3,8%) sia su quello interno (-3,3%). È una divergenza che richiama un tema ricorrente nel comparto: produrre di più non significa necessariamente incassare di più, soprattutto quando i prezzi, la composizione del mix e le condizioni dei mercati esteri cambiano rapidamente.
Un elemento non secondario è il confronto con il manifatturiero nel suo complesso: la performance produttiva dell’industria alimentare e delle bevande risulta migliore rispetto alla media del settore manifatturiero nello stesso periodo. In termini di percezione economica, significa che il “made in food” continua a essere un pezzo solido della struttura produttiva nazionale.
Export agroalimentare: crescita diffusa, con eccezioni e differenze di comparto
Il segnale più forte rimane quello delle esportazioni agroalimentari, che aumentano del +5,4% in valore. La crescita riguarda quasi tutti i principali mercati, con un’eccezione che pesa anche sul piano simbolico: gli Stati Uniti registrano una contrazione del -13,6%. In Europa, invece, la dinamica è più vivace, con progressi significativi verso Spagna (+14%) e Polonia (+23,8%), e un andamento positivo anche verso Germania e Francia, che restano i primi due Paesi di destinazione dell’export italiano.
La composizione delle vendite racconta un settore meno monolitico di quanto spesso si immagini. I cereali crescono del +3,1%, mentre il vino cala del -7,2%, pur con volumi complessivi esportati in linea con lo stesso trimestre del 2024. È un dettaglio che sposta l’attenzione dal “quanto” al “come”: non sempre la quantità è il problema, spesso lo sono il posizionamento di prezzo, la segmentazione, la capacità di difendere margini in mercati in trasformazione.
Tra i comparti più brillanti emergono i prodotti lattiero-caseari e i dolciari, con incrementi in valore pari al +15%. È un dato che merita attenzione perché segnala una domanda estera ancora disposta a premiare prodotti ad alto contenuto identitario, qualità percepita e capacità di industrializzazione.
Importazioni in aumento: la dipendenza dall’estero resta un fattore strutturale
Parallelamente, le importazioni agroalimentari continuano a crescere su base tendenziale: +13,5% in valore rispetto al terzo trimestre 2024. In alcuni casi l’incremento supera il 20% (Francia, Paesi Bassi e Belgio). La Germania rimane il principale fornitore, con un aumento oltre il 10%, mentre dalla Spagna si registra un +4,7%.
Per valore, il primo comparto di acquisto è quello delle carni fresche e congelate, con un incremento marcato sia in valore (+17,8%) sia in quantità (+14%). Crescono anche oli e grassi e prodotti lattiero-caseari, che seguono per importanza. Spicca infine la corsa della frutta secca, con un +57,7% negli acquisti: un dato che può riflettere cambiamenti nei consumi, nella trasformazione industriale e nelle catene di approvvigionamento.
Fiducia sul settore: prevale il positivo, ma non manca la frizione
La lettura del sentiment raccolto su X tra il 13 settembre e il 4 dicembre 2025 restituisce un clima prevalentemente favorevole: 53,8% di contenuti con polarità positiva, contro un 19,4% negativo e un 18,3% neutrale, con una quota residuale di polarità mista. È un indicatore imperfetto, ma utile per cogliere una percezione: l’agroalimentare, nella narrazione pubblica, continua a essere considerato un ambito “che funziona”, anche quando il contesto generale impone cautela.