AgrOsserva, l’andamento dei prodotti sul mercato. La sintesi

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Il bilancio dell’agroalimentare di Ismea per il 2017: crescono la spesa alimentare e l’export trainati dall’industria. Ma l’andamento climatico ha penalizzato le produzioni agricole.

di Redazione

Produzione, export e consumi. E’ un bilancio positivo quello tratteggiato dal Rapporto AgrOsserva sul mercato agroalimentare. Il report, divulgato ogni trimestre dall’Ismea, snocciola i numeri che sintetizzano i punti di forza e debolezza dell’intero comparto sul piano economico.  

Questa la sintesi: in un quadro di generale aumento del Pil italiano (+1,5%), cresce la spesa delle famiglie e volano le esportazioni a ritmo da record. Anche se, sul fronte della produzione, non mancano zone d’ombra. A trainare il comparto è infatti soprattutto l’industria, forte del buon andamento della domanda sia interna che estera, mentre la produzione agricola è rimasta al palo. Colpa dell’andamento climatico sfavorevole che lo scorso anno ha condizionato in modo diffuso un po’ tutte le categorie, incidendo in modo negativo sul potenziale produttivo di oltre 4 punti percentuali.

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La ripresa dei consumi:

Secondo le elaborazioni Ismea su dati Nielsen, il 2017 sarà ricordato in particolare per una netta ripresa dei consumi alimentari delle famiglie italiane che, dopo 5 anni di stallo, registrano finalmente un incremento significativo. Nello specifico i consumatori italiani hanno speso circa il 3% in più per l’acquisto di beni alimentari e  il 4,6% in più per le bevande alcoliche e analcoliche. Il carrello della spesa si riempie sempre di più con prodotti confezionati dal produttore (quelli provvisti del codice EAN “a barre”), arrivati ormai a pesare il 98% per le bevande e oltre il 63% per i generi alimentari. Per questo, il packaging risulta essere sempre più uno strumento strategico nel “raccontare” il prodotto e dunque veicolando le vendite. In generale i dati confermano la crescita costante dei segmenti “naturale” e “benesere”, che rappresentano in molti casi una crescita a due cifre (pasta di semola integrale: +16%, riso integrale: + 20%, frutta secca +7,9%).

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Il focus sulla produzione dei vari comparti:

Come si diceva, l’andamento climatico avverso ha intaccato soprattutto le produzioni agricole. Per la  frutta, riduzioni del raccolto in particolare per mele  (-23%)  e  kiwi  (-14%), con il conseguente incremento dei prezzi. Prezzi su anche per arance e limoni. Buona la performance della nostra frutta secca e trasformata, con un aumento del 34% per un ricavo di quasi 955 milioni di euro.

Per gli  ortaggi  la situazione è eterogenea. Positivo l’avvio  della  campagna dei carciofi, con una flessione a fine anno dovuta alle importazioni di prodotto nordafricano. Calo dei prezzi di cavoli e cavolfiori, dovuto alle poche richieste viste le temperature miti, così come per melanzane e zucchine. In aumento quelli dei pomodori. Nella filiera cerealicola gli incrementi dei listini hanno interessato in particolare frumento, mais e  orzo.

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Positivo il mercato  dei  vini. Con una produzione più scarsa rispetto al 2016 il primo effetto è stato l’impennata dei prezzi del 21%, in particolare quelli dei vini comuni o “da tavola”. Secondo i dati Ismea, da gennaio a novembre 2017 sono stati esportati vini e mosti per un valore di quasi 5,5 miliardi  di  euro,  con  un  aumento  di quasi il 7% sullo  stesso  periodo  dell’anno  precedente. Un andamento al quale hanno contribuito soprattutto gli spumanti con  oltre  1,2  miliardi  di  euro  di  prodotto  inviato  all’estero  (+13,6%).  

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Per quanto riguarda l’olio, la campagna 2017 ha portato ad un raccolto più che doppio rispetto all’anno precedente (circa 400 mila tonnellate) e buone rese, con un effetto al ribasso sui prezzi dell’extravergine: -16,8% a novembre e -25,8% a dicembre. Tuttavia, gli strascichi negativi della campagna 2016 si sono manifestati con una battuta d’arresto delle esportazioni e un incremento di oltre il 6% delle importazioni di olio dall’estero.

Bene il lattiero-caseario con un processo di ripresa ancora lenta ma costante. L’indice dei prezzi all’origine ha infatti chiuso l’ultimo trimestre 2017 con un incremento dell’11%. Stando ai dati l’Italia si conferma il quarto player a livello mondiale con ben 2,78 miliardi di prodotto esportato in 11 mesi.

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ll 2017 è stato l’anno della svolta per le carni. Aumento dei consumi per le rosse (+3,4%), per il suino fresco (1,4%) e per il pollame (+10%). Infine,  sensibili  aumenti  dei  prezzi  all’origine per  le uova per effetto diretto del “caso Fipronil” e per il ritorno dell’influenza aviaria in alcuni allevamenti del Nord Italia.  Tuttavia, nonostante il fermento mediatico l’interesse dei consumatori non è calato e le  vendite presso la  Gdo sono cresciute del 1,3%.

 

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