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Api, dal miele un nuovo strumento per monitorare la salute delle colonie

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di Andrea Bianchi

14/01/2026

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Il miele non è soltanto il prodotto finale dell’attività delle api, ma può diventare una chiave di lettura preziosa del loro stato di salute. È questa la prospettiva che emerge dallo studio Molecular Detection of Bee Pathogens in Honey from Various Botanical Origins, pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One e condotto da un gruppo di ricercatori del CREA Agricoltura e Ambiente, coordinato da Giovanni Cilia. La ricerca si inserisce nell’ambito dei progetti europei GENAPIS.IT.3 e MEDIBEES e propone un approccio innovativo, non invasivo, per la sorveglianza sanitaria delle api mellifere.

L’idea di fondo è semplice quanto ambiziosa: utilizzare il miele come bioindicatore, evitando il campionamento diretto delle api vive, una pratica che richiede tempo, risorse e che comporta un impatto sulle colonie.

Dal campionamento invasivo al biomonitoraggio ambientale

Il monitoraggio tradizionale dei patogeni delle api si basa sulla raccolta di numerosi esemplari all’interno degli alveari. Un metodo efficace, ma logisticamente complesso e potenzialmente stressante per le colonie. Per superare questi limiti, i ricercatori hanno adottato tecniche molecolari avanzate basate sull’analisi di DNA ambientale (eDNA) ed RNA ambientale (eRNA) estratti direttamente dal miele.

Questa strategia consente di rilevare la presenza di patogeni senza intervenire direttamente sugli insetti. Il miele, infatti, raccoglie tracce genetiche provenienti dall’ambiente dell’alveare e dalle api stesse, diventando una sorta di archivio biologico della colonia.

I risultati: patogeni diffusi e dati su scala nazionale

Lo studio ha analizzato 679 campioni di miele, provenienti da tutte le venti regioni italiane, rilevando la presenza di otto patogeni nel 97,5% dei casi. Tra questi figurano virus e parassiti noti per l’impatto sulla salute delle api, come DWV, CBPV, ABPV, BQCV, KBV, Nosema ceranae, Crithidia mellificae e Lotmaria passim.

I patogeni più diffusi sono risultati:

  • DWV (81,7% dei campioni),

  • Nosema ceranae (56,1%),

  • CBPV (56,0%).

L’analisi ha permesso di stimare non solo la prevalenza, ma anche i carichi patogeni e la co-presenza di più agenti infettivi, valutando le differenze in base al tipo di miele, alla regione di provenienza e alle macroaree geografiche. L’obiettivo dichiarato è costruire una base epidemiologica solida per la salute delle colonie di api mellifere.

Salute delle api e sicurezza del miele

Un punto centrale, chiarito dagli autori, riguarda la sicurezza alimentare. La presenza di tracce molecolari di patogeni nel miele non compromette in alcun modo la qualità e la sicurezza del prodotto per l’uomo. Come sottolinea Giovanni Cilia, si tratta di informazioni rilevanti esclusivamente per la salute delle api e per la gestione degli alveari.

Nel complesso, la rilevazione molecolare nel miele si configura come uno strumento di screening rapido ed efficace, capace di supportare strategie di prevenzione e contrasto alle infezioni virali e parassitarie senza interferire con l’attività delle arnie.

Prospettive future e sistema di sorveglianza

Restano aperti alcuni interrogativi scientifici. Saranno necessarie ulteriori indagini per chiarire se la presenza di eDNA ed eRNA nel miele corrisponda sempre a un’infezione attiva negli alveari e se l’analisi del miele consenta di stimare in modo affidabile l’intensità delle infezioni negli apiari.

Nonostante questi limiti, i risultati incoraggiano a considerare il miele come fulcro di un possibile sistema nazionale di sorveglianza della salute delle api. Un approccio che potrebbe rafforzare la tutela di insetti fondamentali per la biodiversità e per l’equilibrio degli ecosistemi agricoli, integrando ricerca scientifica e pratiche di apicoltura sostenibile.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.

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