Biologico, approvato il nuovo regolamento Ue. Italia contro

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A partire dal 2021 sarà introdotto un insieme unico di norme valide su tutto il territorio europeo. Ma gli agricoltori rimangono contrari alle misure su pesticidi e coltivazione in serra.

di Redazione

Agricoltura biologica, il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento. Frutto di quasi quattro anni di negoziati all’interno delle istituzioni comunitarie, le nuove norme andranno a sostituire l’attuale quadro normativo a partire dal 2021, dando così a produttori e operatori il tempo necessario per adeguarsi.

Il lungo processo di revisione della normativa si era reso necessario per aggiornare un quadro in vigore ormai da oltre 20 anni che non rispecchiava più i recenti cambiamenti del settore biologico. Oggi, infatti, il Biologico non è più un settore “di nicchia”: la superficie coltivata cresce di 400 mila ettari l’anno e il mercato è aumentato in dieci anni del 125%, per un giro d’affari di 27 miliardi di euro. Secondo FederBio, la principale associazione di categoria nella filiera biologica, “sono già 370 mila gli agricoltori che hanno deciso di produrre in modo sostenibile e rinunciare alle sostanze chimiche di sintesi, e continuano ad aumentare col ricambio generazionale (+20.3% nel 2016)”. Tuttavia, la nuova norma è stata duramente criticata dagli eurodeputati italiani (che hanno votato contro) e dalle associazioni di categoria. Ma vediamo prima di tutto cosa cambia.

Le novità

Scopo della nuova normativa, così come sottolineato dalla Commissione europea, è assicurare maggiore equità tra i produttori Bio dell’Ue, offrendo al contempo la stessa garanzia di qualità a tutti i consumatori degli stati membri. In generale, sarà introdotto un insieme unico di norme valide su tutto il territorio europeo, senza dunque il sistema di eccezioni ad hoc previste dal precedente regolamento. Ecco le due principali novità:

  1. Le nuove regole si applicheranno anche agli agricoltori dei Paesi Extra Ue che esportano i loro prodotti nel mercato europeo, sostituendo il sistema degli “standard equivalenti”. Ad oggi, infatti, la normativa prevede che un paese terzo possa applicare gli standard di diversi organismi di certificazione riconosciuti dall’Europa. A partire dal 2021, invece, operatori Ue ed Extra Ue godranno di assoluta parità;
  2. La legge introduce la possibilità per i piccoli agricoltori di scegliere la certificazione di gruppo, riducendone i costi e dunque facilitando la conversione al regime biologico.

Il regolamento sulla produzione biologica, viene precisato, “si applicherà a tutti i prodotti agricoli vivi e non trasformati, tra cui le sementi e altro materiale riproduttivo vegetale e i prodotti agricoli trasformati utilizzati come alimenti e mangimi. I prodotti trasformati potranno riportare in etichetta di essere prodotti biologici soltanto se almeno il 95% degli ingredienti agricoli è biologico”.

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Controlli

A vigilare sull’adempimento delle nuove regole saranno gli organi di controllo dei singoli stati membri senza alcun preavviso. Principale differenza con l’attuale normativa è che i controlli, effettuati una volta l’anno, potranno essere ridotti a una volta ogni due per i produttori che dimostreranno di non aver commesso infrazioni per almeno tre anni consecutivi.

I pesticidi

Sull’utilizzo di fertilizzanti e agrofarmaci rimangono le regole vigenti: gli unici prodotti ammessi sono quelli inseriti nelle tabelle allegate alla norma. In generale, si tratta di prodotti che non derivano da “sintesi chimica” e che stimolano la naturale fertilità del terreno. Per consultarle rimandiamo a questo documento.

Punto controverso della norma, alla base del voto contrario degli europarlamentari italiani, riguarda le soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici. La nuova norma prevede infatti che i paesi che le applicano, come ad esempio l’Italia, potranno continuare a farlo, ma non potranno impedire la commercializzazione di prodotti provenienti da paesi europei che si comportano diversamente. Per questo il vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, ha dichiarato che l’accordo “rappresenta un compromesso al ribasso”, specificando che l’eliminazione delle soglie per i residui di fitofarmaci, oltre a rendere incerta la differenza tra agricoltura biologica e convenzionale, potrebbe favorire concorrenza sleale e frodi.

La nuova normativa, spiega però la Commissione europea, introduce misure precauzionali che gli operatori devono adottare per ridurre il rischio di contaminazione accidentale nei casi di coltivazioni biologiche e convenzionali adiacenti. Su questo fronte, il controllo spetterà alle autorità nazionali dei singoli stati membri.

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Le produzioni in serra

Secondo i principi dell’agricoltura biologica, le piante devono essere coltivate soltanto attraverso l’ecosistema del suolo, dunque le cosiddette “aiuole demarcate” non sono consentite. Tuttavia, la nuova legge prevede deroghe per gli Stati membri che hanno già autorizzato questa pratica per un periodo limitato di dieci anni. Su questo punto la Commissione europea dichiara che, a partire dal 2026, presenterà una relazione sull’uso delle aiuole demarcate “che potrebbe essere accompagnata da una proposta legislativa”. Insomma, un punto sul quale non c’è una precisa dichiarazione di intenti.

Gli accordi con i Paesi Extra Ue

L’Europa già riconosce le norme sulla produzione biologica e i sistemi di controllo dei paesi terzi. Alcuni di questi (strategici per i rapporti commerciali), tra i quali Stati Uniti, Canada, Giappone, Tunisia e Nuova Zelanda, hanno riconosciuto la normativa europea attraverso “accordi di equivalenza”. Ora le intese dovranno essere rinegoziate nell’arco dei prossimi 5 anni per essere aggiornate sulla base delle novità introdotte dall’Europa.

Critiche al nuovo regolamento

Oltre all’opposizione degli europarlamentari italiani, anche le associazioni di categoria si sono dette contrarie al provvedimento. Giudizio complessivamente negativo quello del Presidente di FederBio, Paolo Carnemolla, sebbene favorevole alla misura della certificazione di gruppo per le piccole aziende agricole riunite in cooperative. Per Coldiretti “il nuovo regolamento concede agli Stati la possibilità di mantenere in vigore soglie meno restrittive per i residui di fitofarmaci o di contaminazione da Ogm, con un grave danno di immagine per il settore del bio soprattutto nei Paesi, come l’Italia, nei quali gli standard di produzione sono molto elevati”.

Sulla stessa linea Confagricoltura: “Un provvedimento che annacqua la qualità della produzione agricola biologica italiana ed europea, mettendo di fatto i produttori agricoli nella condizione di dover applicare i disciplinari privati della distribuzione e della trasformazione, oltre che le disposizioni del regolamento”. Confagricoltura ricorda inoltre che “sulla spinta dei Paesi del Nord Europa il regolamento permette di coltivare i prodotti Bio anche senza seminarli su terra, perdendo così la naturale difesa della biodiversità, uno dei cardini dell’agricoltura biologica. Altrettanto grave – conclude l’associazione – è consentire, senza alcun rispetto per il consumatore e il produttore, di vendere prodotti biologici contaminati accidentalmente da pesticidi”.

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