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Claim alimentari: cosa promettono e cosa no

12/03/2026

Claim alimentari: cosa promettono e cosa no

Sugli scaffali del supermercato le confezioni parlano molto prima dell’etichetta nutrizionale. Parole in evidenza, colori, simboli, percentuali, promesse sintetiche: “ricco di fibre”, “senza zuccheri aggiunti”, “fonte di proteine”, “naturale”.
Queste indicazioni, chiamate claim alimentari, servono a comunicare in modo rapido alcune caratteristiche del prodotto. Sono regolamentate, quindi non possono essere inventate liberamente, ma il modo in cui vengono percepite dal consumatore non sempre coincide con il loro significato reale.

Il risultato è che molte scelte di acquisto si basano su poche parole lette in fretta, senza considerare il contesto complessivo dell’alimento.

Cosa si intende per claim alimentare

Un claim è una dichiarazione che evidenzia una proprietà nutrizionale o una caratteristica specifica del prodotto. Può riguardare il contenuto di nutrienti, l’assenza di alcuni ingredienti, oppure un confronto con altri alimenti simili.

Per esempio, diciture come “a basso contenuto di grassi” o “senza zuccheri aggiunti” non sono frasi casuali. Devono rispettare criteri stabiliti dalla normativa. Questo però non significa che il prodotto sia automaticamente più equilibrato o adatto a ogni dieta.
Il claim descrive un aspetto preciso, non l’insieme.

Il rischio di leggere solo la parte in evidenza

La confezione è progettata per attirare l’attenzione. Le informazioni più visibili sono quelle che orientano la scelta in pochi secondi.
Quando si legge soltanto la scritta principale, si tende a interpretare il prodotto in modo più positivo di quanto giustifichi la composizione reale.

Un alimento può essere “ricco di proteine” ma avere anche un contenuto elevato di sale o di grassi. Può essere “senza zuccheri aggiunti” ma contenere naturalmente zuccheri in quantità rilevante.
La dichiarazione non è falsa, ma è parziale.

Naturale, leggero, tradizionale

Alcune parole non indicano valori nutrizionali specifici ma suggeriscono un’immagine. Termini come “naturale”, “tradizionale”, “autentico” non sempre hanno una definizione tecnica precisa.
Servono soprattutto a trasmettere un’idea di semplicità o di qualità percepita.

Questo tipo di comunicazione funziona perché si collega a convinzioni già diffuse. Molti consumatori associano automaticamente il concetto di naturale a qualcosa di più sano, anche quando l’etichetta non fornisce elementi concreti per confermarlo.

È uno dei motivi per cui alcune idee sul cibo si diffondono facilmente e restano nel tempo, proprio come accade con molti falsi miti alimentari che continuano a circolare anche quando la realtà è più complessa.

Claim e quantità reali

Un altro aspetto poco considerato riguarda la quantità.
Per poter utilizzare una certa indicazione, il prodotto deve rispettare soglie precise, ma questo non dice nulla su come viene consumato nella pratica.

Le informazioni nutrizionali sono spesso riferite a porzioni standard, che non sempre corrispondono a quelle reali. Un alimento può risultare equilibrato sulla carta e diventare molto diverso se la quantità consumata è maggiore.

Leggere il claim senza guardare la tabella nutrizionale significa valutare solo una parte del quadro.

Quando il confronto è implicito

Alcune diciture funzionano per confronto, anche quando non viene dichiarato esplicitamente.
“A ridotto contenuto di grassi”, per esempio, indica che il prodotto ne contiene meno rispetto a una versione simile, non che sia povero in assoluto.

Senza questo riferimento, il messaggio può essere interpretato in modo diverso da quanto previsto.
Il confronto è reale, ma riguarda categorie specifiche, non l’intera alimentazione.

Il ruolo dell’etichetta completa

Per capire davvero cosa si sta acquistando, il claim deve essere letto insieme all’elenco degli ingredienti e alla tabella nutrizionale.
Solo la combinazione di queste informazioni permette di valutare il prodotto nel suo insieme.

È proprio questo il motivo per cui una lettura più attenta delle confezioni diventa fondamentale quando si vuole capire cosa si mangia davvero, come emerge chiaramente anche nella guida su come leggere davvero le etichette alimentari, dove ogni indicazione acquista senso solo se inserita nel contesto completo del prodotto.

Un linguaggio pensato per essere veloce

I claim esistono perché semplificano. In un ambiente pieno di prodotti simili, servono a orientare la scelta in pochi secondi.
La semplificazione non è un problema in sé, ma lo diventa quando sostituisce la comprensione.

Imparare a leggere queste indicazioni senza fermarsi alla prima impressione non richiede competenze specialistiche. Richiede solo qualche secondo in più e l’abitudine a considerare l’etichetta come un insieme, non come una singola parola evidenziata.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.