Coldiretti a Strasburgo: più controlli alle frontiere e “stesse regole per tutti” sulle importazioni
21/01/2026
Coldiretti torna a chiedere una stretta netta sulle importazioni agroalimentari che, secondo l’organizzazione, entrano nel mercato europeo senza rispettare gli stessi requisiti imposti alle imprese agricole dell’Unione. Il messaggio è diretto: reciprocità delle regole, controlli più estesi nei porti e alle frontiere, tracciabilità piena dei prodotti e indicazione dell’origine in etichetta. L’obiettivo dichiarato è duplice: tutelare la salute dei consumatori e difendere il reddito degli agricoltori, esposti a una concorrenza che Coldiretti definisce sleale.
La presa di posizione è stata rilanciata a Strasburgo, dove l’associazione ha sfilato in corteo fino al Parlamento europeo con oltre mille agricoltori, guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, insieme agli agricoltori francesi della Fnsea. Al centro della mobilitazione, la richiesta di controlli più incisivi: Coldiretti sostiene che oggi solo una quota minima delle merci venga fisicamente verificata nei punti di ingresso, con un sistema ritenuto insufficiente per garantire standard sanitari e ambientali coerenti con quelli europei.
Reciprocità, etichetta d’origine e controlli: le richieste sul tavolo
Per Coldiretti, chi vuole vendere in Europa deve accettare “le stesse regole” che valgono per le imprese agricole europee, a partire dall’uso di sostanze ammesse, dalle garanzie sulla salubrità e dal rispetto degli obblighi ambientali e di benessere animale. In questa logica rientra la richiesta di rafforzare i controlli alle frontiere e nei porti, estendendoli in modo sistematico.
Accanto al tema sanitario, l’associazione insiste sulla trasparenza commerciale: chiede l’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e contesta il meccanismo che attribuisce l’origine sulla base dell’“ultima trasformazione” doganale, considerato fuorviante perché può oscurare la provenienza effettiva delle materie prime.
Mercosur e Commissione Ue nel mirino: toni duri dalla piazza
Una parte consistente delle dichiarazioni si concentra sulla linea europea in tema di accordi commerciali. Coldiretti indica il negoziato con il Mercosur come il simbolo di un modello che, a suo giudizio, aprirebbe la porta a importazioni prive di adeguata reciprocità e di controlli sufficienti su standard ambientali e sanitari. Da qui l’annuncio di una mobilitazione destinata a proseguire, finché non arriveranno segnali ritenuti concreti su tracciabilità, controlli e coerenza normativa.
Le parole rivolte alla Commissione e alla presidente Ursula von der Leyen sono state particolarmente aspre: l’associazione parla di un’impostazione “ideologica” che scaricherebbe costi e vincoli sulle imprese europee, lasciando spazio a prodotti esteri che non rispettano gli stessi obblighi. Prandini rivendica la protesta come tutela dei consumatori e delle imprese agricole; Gesmundo lega la richiesta di controlli alla piena tracciabilità, sostenendo che in alcuni Paesi si utilizzerebbero ancora sostanze bandite in Europa da decenni.