Caricamento...

Sapere Food Logo Sapere Food

Come leggere davvero le etichette alimentari

13/02/2026

Come leggere davvero le etichette alimentari

L’etichetta è il punto di contatto più diretto tra consumatore e prodotto. È anche uno degli spazi più fraintesi. La guardiamo rapidamente, spesso cercando conferme: meno zuccheri, meno grassi, origine italiana, ingredienti semplici. In pochi secondi decidiamo se fidarci oppure no.
Il problema è che leggiamo l’etichetta con aspettative, non con metodo.

Non serve diventare esperti di normativa per orientarsi. Serve, piuttosto, capire cosa conta davvero e cosa invece è costruito per attirare l’attenzione.

L’elenco ingredienti non è un dettaglio

L’elemento più informativo non è lo slogan in grande, ma la lista degli ingredienti. L’ordine non è casuale: indica la quantità decrescente.
Se un prodotto richiama un ingrediente nel nome o nell’immagine, è lì che bisogna cercarlo. Spesso compare, ma in percentuali modeste. Non è una truffa: è una questione di proporzioni.

Un errore frequente è fermarsi al primo ingrediente senza leggere il resto. In molti casi, è la combinazione a determinare il profilo complessivo del prodotto, non un singolo elemento isolato.

Claim: parole che rassicurano

“Fonte di fibre”, “senza zuccheri aggiunti”, “naturale”.
Le diciture frontali sono costruite per essere immediate. Alcune hanno un significato preciso regolato per legge, altre sono più elastiche e si muovono sul piano comunicativo.

Il punto non è diffidare a priori, ma non fermarsi alla promessa sintetica. Un prodotto può essere “senza zuccheri aggiunti” e contenere comunque zuccheri naturalmente presenti in quantità rilevanti. Può essere “ricco di proteine” e avere un contenuto calorico elevato. La dichiarazione non è falsa, ma è parziale.

Origine e trasformazione: due informazioni diverse

Molti consumatori cercano la provenienza delle materie prime. È un dato legittimo.
Va però distinto tra luogo di trasformazione e origine degli ingredienti. Un prodotto può essere lavorato in Italia utilizzando materie prime coltivate altrove. L’indicazione in etichetta può riferirsi all’una o all’altra.

Comprendere questa distinzione aiuta a evitare interpretazioni automatiche e a leggere l’informazione per quello che realmente dice.

Additivi e nomi “tecnici”

Una delle reazioni più comuni di fronte a un’etichetta lunga è il sospetto. Nomi complessi, sigle, codici.
Molti additivi sono presenti per garantire sicurezza, conservazione, stabilità del prodotto. La loro presenza non implica automaticamente un problema. Il loro ruolo dipende dal tipo di alimento, dalla quantità, dalla frequenza di consumo.

La lunghezza dell’elenco ingredienti non è, da sola, un indicatore affidabile. Alcuni prodotti semplici hanno liste brevi; altri, più lavorati, ne hanno di più articolate. Il criterio utile resta il contesto di consumo.

Porzione e realtà

Un altro punto critico è la discrepanza tra porzione dichiarata e consumo reale.
Le informazioni nutrizionali sono spesso riferite a quantità standardizzate che non sempre coincidono con ciò che si consuma abitualmente. Valutare un prodotto senza considerare questo scarto può portare a conclusioni distorte.

Leggere davvero un’etichetta significa fare un passaggio in più: chiedersi come quel prodotto si inserisce nella propria dieta concreta, non in un’idea astratta di alimentazione.

L’etichetta come strumento, non come giudice

L’etichetta non stabilisce se un alimento sia “giusto” o “sbagliato”. Fornisce dati.
Sta al consumatore interpretarli nel proprio contesto, evitando sia la fiducia cieca sia la diffidenza automatica.

Molte convinzioni diffuse sul cibo nascono proprio da una lettura superficiale o parziale delle informazioni disponibili. E non è un caso che questo meccanismo si intrecci spesso con quei falsi miti alimentari che continuano a circolare nel tempo, rafforzando giudizi che sembrano ovvi solo perché sono stati ripetuti a lungo.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.