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CUN unica sul grano duro, Coldiretti rivendica il risultato: “Più trasparenza contro le distorsioni del mercato”

19/01/2026

CUN unica sul grano duro, Coldiretti rivendica il risultato: “Più trasparenza contro le distorsioni del mercato”

L’istituzione della Commissione Unica Nazionale (CUN) del grano duro segna un passaggio rilevante nel confronto tra agricoltori, filiere e mercato. Per Coldiretti si tratta di una vittoria attesa, maturata al termine di una mobilitazione che ha portato in piazza oltre ventimila agricoltori in tutta Italia, con l’obiettivo di difendere il reddito delle imprese cerealicole e garantire maggiore trasparenza ai cittadini consumatori.

L’avvio della CUN rientra nella piattaforma di interventi promossa dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, insieme alla pubblicazione dei costi medi di produzione Ismea distinti tra Sud e Centro-Nord. Una risposta politica e tecnica a una crisi che, negli ultimi anni, ha inciso in modo pesante sulla sostenibilità economica del grano duro nazionale.

Un prezzo indicativo per contrastare crolli e speculazioni

Il compito della CUN sarà quello di individuare un prezzo indicativo di riferimento per il grano duro di produzione italiana, accompagnato da una lettura strutturata delle tendenze di mercato. Secondo Coldiretti, questo strumento può limitare i crolli ciclici delle quotazioni riconosciute agli agricoltori, spesso legati all’arrivo di prodotto estero e a dinamiche speculative che si riflettono sulle borse merci.

Il settore coinvolge quasi 140 mila aziende agricole, molte delle quali operano in aree interne prive di alternative produttive. In queste zone, soprattutto nel Mezzogiorno, il grano duro rappresenta un presidio economico e territoriale essenziale. La superficie coltivata in Italia sfiora 1,2 milioni di ettari, un patrimonio che rischia di ridursi se i prezzi restano scollegati dai costi reali di produzione.

Costi di produzione e redditività sotto pressione

I dati ISMEA evidenziano uno squilibrio strutturale: produrre un quintale di grano duro destinato alla pasta costa in media 31,8 euro al Sud e 30,3 euro al Centro-Nord. A fronte di questi valori, le quotazioni riconosciute agli agricoltori hanno registrato negli ultimi quattro anni un calo compreso tra il 35% e il 40%.

Una dinamica che, secondo Coldiretti, ha progressivamente eroso i margini fino a rendere antieconomica la coltivazione. Quando i ricavi non coprono le spese, il rischio non è solo l’abbandono delle semine future, ma anche l’indebolimento dell’intera filiera nazionale del grano duro, con effetti a cascata sull’industria della pasta e sull’autosufficienza produttiva.

Rafforzare la CUN e puntare sulla filiera

Per l’organizzazione agricola, l’istituzione della CUN non rappresenta un punto di arrivo, ma una base da consolidare. L’obiettivo dichiarato è rafforzarne il funzionamento, evitando che venga svuotata di efficacia da resistenze o manovre dilatorie. Parallelamente, Coldiretti rilancia il ruolo dei contratti di filiera, considerati lo strumento più solido per assicurare stabilità di reddito, programmare le produzioni e proteggere gli agricoltori dalle oscillazioni speculative.

In questa direzione si colloca anche l’impegno del Governo a destinare 40 milioni di euro a investimenti in innovazione ambientale, tecnologica e nella gestione dei dati, un passaggio ritenuto strategico per rafforzare la competitività del comparto e rendere più trasparente il rapporto tra produzione agricola e mercato.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.