Fascia Olivata Assisi Spoleto verso il riconoscimento Fao-Unesco. Ecco perché

Trevi sullo sfondo degli uliveti
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Gli oliveti sono stati inseriti nel programma GIAHS delle Nazioni Unite dopo la richiesta dei 6 comuni del territorio. L’accoglimento della domanda rappresenta un ulteriore passo per il futuro riconoscimento di Patrimonio Unesco.

di Filippo Benedetti Valentini

La “Fascia Olivata Assisi-Spoleto” è entrata nel sistema dei patrimoni agricoli FAO. Primo territorio italiano ad avere accesso nell’elenco per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite, questo lungo fazzoletto di terra dove viene prodotto l’olio extra vergine a base di Moraiolo, Frantoio e Leccino, è stato infatti inserito nel programma GIAHS (Globally Important Agricultural Heritage Systems). La domanda di ammissione, il cui accoglimento rappresenta un ulteriore passo verso la candidatura a Patrimonio Unesco, era stata sostenuta da un Comitato promotore comprendente i Comuni di Trevi, Assisi, Spello, Foligno, Campello sul Clitunno e Spoleto, con il sostegno di Sviluppumbria e Regione Umbria.

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A darne notizia è stata infatti l’assessore regionale all’Agricoltura, Fernanda Cecchini, che in un comunicato ha espresso “grande soddisfazione  per il raggiungimento di questo importante risultato, che segna una tappa fondamentale del percorso di tutela, valorizzazione e promozione di un territorio reso unico e irripetibile dalla presenza secolare degli ulivi”.

Perché è patrimonio mondiale

Gli olivi della fascia appenninica tra Assisi e Spoleto sono considerati, da secoli, il cuore della produzione di extra vergine di qualità nel Mediterraneo. I primi a coltivarli in territorio umbro furono gli Etruschi a partire dal VII secolo a.C.. Poi dal I secolo d.C i Romani., che avevano bisogno di grandi quantità di olio per rifornire l’Urbe. Per San Francesco, a partire dal XIII secolo, l’olivo divenne un simbolo di pace. Ma la notevole espansione di questo lungo oliveto si deve soprattutto a progetti di studio dell’Accademia dei Georgofili nel ‘700 e, nell’800, allo Stato Pontificio, che decise di concedere premi in denaro a chiunque piantasse e curasse a regola d’arte gli olivi: un finanziamento pubblico all’agricoltura ante litteram, utile a preservare il territorio dal dissesto idrogeologico. Così nell’arco di appena un secolo furono piantati oltre 40 mila olivi su terrazzamenti.  

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La Fascia Olivata oggi

Oggi la “Fascia Assisi-Spoleto”, lunga 40 chilometri per 9 mila ettari di coltivazione, è la dimora per circa un milione e mezzo di olivi (il 23% dell’intera produzione umbra). A rendere unico il paesaggio sono il sistema di allevamento delle piante, su pendii e terrazzamenti, il metodo di potatura e la raccolta manuale. Una coltivazione tradizionale tra i 250 e i 500 metri d’altitudine, dove forti escursioni termiche tra giorno e notte stimolano l’abbondante produzione di polifenoli. E’ così che il blend di varietà Moraiolo, Frantoio e Leccino di quest’area dell’Umbria è diventato noto in tutto il mondo per le inconfondibili caratteristiche organolettiche: amaro,  piccante e di grande struttura, con forti note vegetali che richiamano l’erba appena tagliata, il carciofo e un gradevole finale mandorlato. Dai piccoli frantoi alle grandi industrie, sono centinaia le aziende olivicole situate in quest’area. Dal 1998, anno del riconoscimento della Dop Umbria, quest’area rappresenta la sottozona “Colli Assisi-Spoleto”.

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La Fascia Olivata Assisi-Spoleto, che con l’inserimento nel programma Giahs della Fao si avvicina sempre più al traguardo del riconoscimento come Bene Culturale dell’umanità, sarà al centro di una conferenza stampa annunciata dalla Regione Umbria che si terrà lunedì 9 luglio, alle ore 11, nel Salone d’Onore di Palazzo Donini.

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