L’impatto quotidiano dello spreco alimentare. Ecco come ridurlo

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Oltre un miliardo di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura, con gravi danni all’economia e all’ambiente. Le iniziative per correre ai ripari. 

di Davide Passamonti, Dottore in Economia ambientale

Spreco, il paradosso dei consumi: con 800 milioni di persone che vivono sotto la soglia della sicurezza alimentare, ogni anno in tutto il mondo circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura. Un comportamento che, al di là delle implicazioni etiche, comporta un enorme impatto ambientale.

Alcuni esempi. Il cibo prodotto ma non consumato sperpera un volume di acqua pari al flusso del fiume Volga. Comporta inoltre lo sfruttamento di 1,4 miliardi di ettari di terreno, quasi il 30% della superficie agricola mondiale. Contribuisce inoltre alla produzione di gas serra per oltre 3 miliardi di tonnellate (secondo un rapporto della FAO stilato nel 2013, ragionando in termini di emissioni, se lo spreco alimentare fosse un paese sarebbe la terza potenza mondiale, dopo Cina e Stati Uniti). Numeri ai quali vanno ad aggiungersi 750 miliardi di dollari annui di perdita economica.

CONSUMI, I CONSIGLI PER RIDURRE L’IMPATTO AMBIENTALE

Se consideriamo i consumi di acqua legati alle produzioni agricole, gli sprechi alimentari occupano il primo posto a livello mondiale. In breve: si consuma più acqua per produrre cibo che poi verrà sprecato, di quanta l’India o la Cina ne consumino annualmente per le loro produzioni agricole.

Lo spreco colpisce ogni fase della catena di approvvigionamento alimentare. Nei paesi in via di sviluppo, una quota significativa di cibo si disperde nella fase di produzione senza neanche raggiungere i mercati. La scarsa competenza nella gestione delle risorse agricole, unita alla mancanza di infrastrutture e mezzi adeguati alla conservazione, ne sono le principali cause.

Perché sprechiamo

Nelle aree più industrializzate del mondo lo spreco si concentra maggiormente nelle fasi di commercializzazione e consumo. Nel primo caso, pratiche di marketing che tendono a scartare prodotti esteticamente non idonei alla vendita e date di scadenza troppo rigide generano l’invenduto. Per quanto riguarda il consumo, le cattive abitudini di spesa, porzioni troppo abbondanti e offerte di acquisto spesso spregiudicate sono le principali cause dello sperpero.

Sono sempre più numerose le iniziative che, a livello internazionale, coinvolgono amministrazioni pubbliche, associazioni ed esercizi commerciali, dalla grande distribuzione ai locali per la somministrazione, per contrastare il fenomeno. Eccone alcune:

  • Refood. Progetto nato a Lisbona per volere di un gruppo di volontari che raccolgono cibo avanzato in ristoranti, supermercati e bar per poi consegnarlo ad associazioni che lo ridistribuiscono a chi ne ha bisogno;
  • Inglorious Fruits. Iniziativa di una catena di supermercati francese che ha come obiettivo la vendita di tutti quei vegetali che, per motivi estetici, vengono scartati dalla grande distribuzione;
  • Stop Wasting Food. Progetto danese volto alla sensibilizzazione del consumatore e alla diffusione di buone pratiche anti-spreco;

Cosa sta facendo l’Italia

Secondo un’indagine del Ministero dell’Agricoltura in Italia oltre il 50% degli sprechi avviene in casa. Una perdita annua di 16 miliardi di euro, circa l’1% del Pil. Per questo nel 2016 è stata approvata la “Legge Gadda” (n.166) che ha l’obiettivo di rendere più semplice la donazione degli avanzi di cibo verso le organizzazioni, prevedendo ad esempio una riduzione della tassa sui rifiuti. Inoltre, stabilendo una distinzione sempre più netta tra “data di scadenza” (il prodotto non può essere consumato oltre l’indicazione) e “Tmc – Termine minimo di conservazione” (oltre la data indicata il prodotto è ancora commestibile senza rischi per la salute), ora è possibile la cessione gratuita degli alimenti Tmc. Una norma che già sembra dare buoni frutti. Secondo dati della Fondazione Banco Alimentare, confermati anche dall’Unione Nazionale dei Consumatori, le donazioni di eccedenze alimentari fatte alla Onlus da parte della grande distribuzione sono aumentate del 21%.

CIBO SOSTENIBILE, ITALIA TRA I BIG DEL MONDO. MA LE SFIDE RESTANO

Ma non è tutto. Il 30 marzo scorso, il Mipaaf ha aperto un nuovo bando nazionale per il finanziamento di progetti innovativi finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze alimentari. Un provvedimento che prevede uno stanziamento complessivo di 700 mila euro, 50 mila per ciascun progetto.

Bando anti-spreco, chi può presentare i progetti

– Enti pubblici, università, organismi di diritto pubblico e soggetti a prevalente partecipazione pubblica; 
– Associazioni, fondazioni, consorzi, società, anche in forma cooperativa e imprese individuali; 
– Aggregazioni temporanee, anche in forma di start up, di due o più dei soggetti sopra individuati; 
– Reti di imprese; 
– Soggetti iscritti all’Albo nazionale e agli Albi delle Regioni e delle Province autonome dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile.

La scadenza per la presentazione dei progetti è il 10 maggio 2018. Un altro passo verso una produzione e un consumo sempre più consapevole di cibo.  

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