L’olio con la chiocciola. I 18 frantoi umbri nella guida Slow Food

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Ecco i produttori di extravergine dell’Umbria recensiti da Slow Food e inseriti nella guida degli oli italiani di qualità e sostenibili. In particolare, la menzione ‘Presidio’ viene assegnata per la tutela di oliveti secolari di cultivar autoctone.

  di Emanuela De Pinto

L’Italia dell’olio è un viaggio attraverso oltre 500 cultivar autoctone che scandiscono, regione per regione, gusti, aromi e abbinamenti gastronomici differenti. Un incredibile regalo che la natura ha fatto solo alla nostra penisola e che le imprese dell’olio preservano di generazione in generazione.

Slow Food da anni sostiene un modello di produzione sostenibile, che assicura la tutela del paesaggio e dell’ambiente garantendo al tempo stesso l’alta qualità alimentare. Metodi ai quali si attengono in prima linea i tanti produttori locali che lavorano spesso su piccole dimensioni.

Per aiutare il consumatore nella scelta di un buon olio extravergine di oliva 100% italiano, prodotto secondo metodi artigianali e con questo codice etico, esiste oggi una guida on-line con oltre mille segnalazioni di quelli che, secondo Slow Food, sono i migliori oli prodotti da circa 600 aziende italiane.

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La guida assegna ai vari oli diversi riconoscimenti, l’ultimo nato è il ‘Presidio Slow Food per l’extravergine’, presentato al Vinitaly di Verona. Un modo per certificare il produttore che tutela oliveti secolari di cultivar autoctone, gestiti senza l’uso di fertilizzanti di sintesi e diserbanti chimici.

Quando si parla di olio extravergine l’Umbria sa distinguersi. La guida ha menzionato 18 aziende umbre assegnando chiocciole, presidi e menzioni riferite all’olio bio. La menzione ‘Olio Slow’ è conferita a quell’olio di qualità capace di emozionare in relazione a cultivar di origine e territori di provenienza, ottenuto con pratiche agronomiche sostenibili e dal buon rapporto qualità prezzo.. La ‘Chiocciola’ è invece il simbolo che viene assegnato alle aziende che interpretano valori (organolettici, ambientali, sociali) in sintonia con la filosofia di Slow Food e, infine, il ‘Presidio’, come già detto, per i progetti di tutela di produzioni artigianale e tradizionali che rischiano di scomparire a causa delle imposizioni del mercato.

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I frantoi umbri nella guida Slow Food 2018 (in ordine alfabetico) e le menzioni assegnate:

  • Alessandro Ricci (Montecchio, TR)
  • Antonelli San Marco (Montefalco, PG)
  • Arnaldo Caprai (Montefalco, PG) – Olio Slow
  • Castello Monte Vibiano Vecchio (Marsciano, PG) – Olio Slow
  • Frantoio di Spello (Spello, PG) – Bio
  • Frantoio Pistelli (Terni) – Bio
  • Frantoio Ranchino (Orvieto, TR) – Olio Slow
  • Frantorio Speranza (Giano dell’Umbria, PG)
  • Gaudenzi (Trevi, PG) – Olio Slow e Bio
  • Giovanni Batta (Perugia) – Chiocciola
  • Giulio Mannelli (Bettona, PG) – Olio Slow, Bio e Presidio
  • Malvetani (Stroncone, TR) – Olio Slow
  • Marfuga (Campello sul Clitunno, PG) – Olio Slow, Bio e Presidio
  • Molino Il Fattore (Foligno, PG) – Olio Slow e Bio
  • Oliveto di Geltrude Contessa (Amelia, TR)
  • Paolo Bettini (Montefalco, PG) – Bio
  • Tor di Monte (Orvieto, TR)
  • Viola (Foligno, PG) – Olio Slow e Bio

 

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