Residui chimici nel cibo, l’Italia è il paese più sicuro in Europa

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Le indagini svolte dal Ministero della Salute su un vasto campione di prodotti attestano bassissimi livelli di irregolarità, 1,6% al di sotto della media europea. 

di Alessandro Vujovic, Biologo molecolare*

Il cibo che mettiamo ogni giorno nel carrello è sempre più sicuro. E’ quanto sembrano confermare i dati del report del Ministero della Salute sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti. Secondo l’indagine, effettuata per l’anno 2016 su ortofrutta, cereali, olio, vino, semi, spezie, baby food, prodotti di origine animale e derivati, su un campione di oltre 11 mila referenze solo 92 hanno presentato residui chimici superiori ai limiti consentiti dalla legge: un livello di irregolarità dello 0,8%, al di sotto della media europea dell’1,6%.

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Il metodo

Il “Controllo dei Residui di Prodotti Fitosanitari” svolto periodicamente dalla Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione è uno degli strumenti con cui le autorità tutelano la salute del consumatore. Lo screening viene effettuato sia su prodotti importati che su quelli italiani diretti al consumo interno o all’export. Alle indagini hanno partecipano le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale, Laboratori di Sanità pubblica e Istituti Zooprofilattici Sperimentali coordinati dalle Regioni, Uffici periferici del Ministero della Salute, Comando Carabinieri per la Tutela della Salute e i risultati vengono inviati all’European Food Safety Authority (EFSA). Sono considerati irregolari i campioni che superano i cosiddetti Limiti Massimi di Residui (LMR), stabiliti dalla legge europea (Reg. 396/2005) che fissa i livelli di esposizione di tutte le categorie di consumatori, compresi i gruppi più vulnerabili dal punto di vista nutrizionale come bambini e vegetariani.

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Insomma, stando ai risultati dell’indagine, l’Italia sembra proprio essere uno dei paesi europei col più alto indice di sicurezza alimentare. Non solo. Se si esaminano le varie categorie merceologiche, si scopre che in particolare quella degli oli è risultata la meno contaminata da residui chimici. In questo caso le classi maggiormente campionate sono olio di oliva (326 campioni su 367), olio di semi di girasole, olio di mais, gli “olii vari” (vinaccioli, avocado, fagioli, colza, canapa, palma), olio di semi di soia e olio di semi di arachidi. Ebbene, la presenza di residui è risultata complessivamente del 4,1% (di cui 3,6% monoresiduo e 0,5% multiresiduo). In particolare le sostanze più spesso rilevate negli oli, sebbene in piccole quantità, sono Chlorpyrifos, Cypermethrin e Phosmet, insetticidi tra i più diffusi in agricoltura. Anche i campioni di oli da importazione sono risultati senza rilevanti residui (circa il 16%).

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Come l’olio, anche i baby food e il vino sono risultati in regola. Nella frutta, negli ortaggi, nei cereali e negli altri prodotti la percentuale d’irregolarità è risultata essere addirittura diminuita rispetto all’anno precedente: dal 1,1% allo 0,8%.

Insomma, come per gli scorsi anni, i risultati dei controlli ufficiali confermano non solo che l’Italia è in linea con gli altri paesi dell’Unione europea ma che, in alcuni casi, si dimostra tra i paesi più virtuosi in materia di residui chimici nei cibi. Un motivo in più per non dubitare di ciò che mettiamo ogni giorno in tavola e continuare ad acquistare quanto più possibile prodotti italiani.

*Per 30 anni è stato dirigente della struttura di validazione infettivologica del sangue presso l’Ospedale Silvestrini di Perugia. Specializzato in analisi, ha insegnato all’Università di Perugia. Dal 2012 insegna igiene agli Operatori Socio Sanitari in una struttura privata di Terni ed è Consulente Tecnico d’Ufficio per gli oli d’oliva presso il Tribunale di Perugia.

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