Sagrantino, tre stelle al 2014. Il futuro? Tornare alla “vigna-ecosistema”

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Presentate le performance delle annate 2014 e 2017, entrambe difficili per colpa del clima estremo. Per l’enologo Chioccioli si va sempre più verso terre “povere” di acqua e nutrienti. Necessaria una nuova strategia.

di Filippo Benedetti Valentini

L’annata 2014 appena entrata in commercio e la vendemmia 2017: tempo di bilanci e riflessioni per il Sagrantino. Appuntamento ormai di rito quello dell’Anteprima che si è svolta a Montefalco il 19 e 20 febbraio, così come avviene nella tradizione dei grandi vini italiani da invecchiamento. Un’occasione per presentare il re dei rossi umbri e fare il punto sul futuro della produzione con gli operatori e la stampa del settore.

VINI DI MONTEFALCO, UN 2017 DI SUCCESSI

Un percorso di notevole crescita quello intrapreso dal Sagrantino nei suoi 25 anni di Docg: da 66 ettari di vigne nel 1992 ai 760 nel 2017, da 16 a 60 produttori, da 660mila a circa 2 milioni di bottiglie. Numeri positivi che si riscontrano anche nell’incremento occupazionale del territorio. Ma anche un tracciato da ridefinire in chiave di sviluppo per il futuro, sapendo affrontare le sfide della comunicazione e dell’innovazione tecnologica per conquistare i mercati globali con maggiore competitività. Questa la fotografia scattata dal presidente del Consorzio Tutela Vini di Montefalco, Amilcare Pambuffetti, che ha presieduto la conferenza di apertura insieme al Sindaco di Montefalco, Donatella Tesei, all’Assessore regionale all’Agricoltura, Fernanda Cecchini, e all’enologo Stefano Chioccioli.

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Due annate impegnative:

Cuore della cerimonia è stata proprio la relazione dell’enologo Stefano Chioccioli, che ha tratteggiato gli aspetti tecnici delle due annate, quella di Sagrantino in anteprima (il disciplinare prevede infatti 33 mesi di invecchiamento in botte più 4 di affinamento in bottiglia) e quella vendemmiata solo pochi mesi fa. Molto diverse dal punto di vista climatico – la prima molto piovosa, la seconda caratterizzata da forte siccità – ma allo stesso modo “impegnative”. Tanto da mettere a dura prova anche un territorio particolarmente vocato alla viticoltura come quello della Docg montefalchese, caratterizzato da un ambiente collinare ideale, clima continentale, terreni argillosi e piovosità in genere ben distribuite.

2014. Produzione italiana: 40 milioni di ettolitri (-11% rispetto alla media dei 5 anni precedenti); produzione umbra +16%, 1,6 milioni le bottiglie di Sagrantino prodotte. Annata piovosa sia in primavera che in estate, con temperature sotto la media ideale nella fase di germogliamento e sole nell’ultima fase di maturazione. Secondo l’enologo, il risultato è un’uva di buona qualità ma con buccia sottile, sostanze fenoliche contenute e tenore zuccherino (dunque alcolico) moderato. In linea generale, dunque, vini dalla personalità meno esuberante del solito: colore intenso ma non impenetrabile, profumi ampi (fiori, frutta rossa e spezie) con richiami erbacei, buona acidità, tannini morbidi e alcol moderato. Il voto generale è di tre stelle su cinque. Insomma, un millesimo un po’ sotto tono per un cavallo purosangue come il Sagrantino, con caratteristiche che dovrebbero renderlomeno “muscoloso” del solito.

Più bevibile e facile da abbinare, dunque? Difficile dirlo. Secondo Maurizio Dante Filippi (Ais), miglior sommelier d’Italia nel 2016, “in questa annata i vini tendono ad essere meno carichi delle sostanze che danno struttura, quindi più sottili”. “I migliori risultati – aggiunge – si avranno probabilmente da quei produttori che hanno interpretato questa stagione senza interventi eccessivi in cantina, ma per esserne certi bisognerà dare al Sagrantino ancora un po’ di tempo per affinare”.

2017. Produzione nazionale: 38,9 milioni di ettolitri (-28%); produzione umbra – 45% (dal punto di vista quantitativo la più scarsa dal 1946), 986mila bottiglie di Sagrantino. Annata secca, con una gelata primaverile e l’arrivo di piogge settembrine ormai tardivo. Ad ogni modo, nessun problema fitosanitario. Al momento della vendemmia le uve avevano buccia piuttosto spessa, carica fenolica e zuccherina sostenuta. Probabilmente si avranno dei vini, sia binachi che rossi, dal colore intenso e dal buon tenore alcolico. Ma tutto dipenderà dalle interpretazioni dei produttori.

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Un cambiamento climatico in atto:

Per l’enologo Chioccioli, l’analisi delle due annate è stata anche l’occasione per parlare del cambiamento climatico che sta influenzando a livello globale la qualità delle uve. Situazione che, pur rientrando in un normale processo ciclico, nei prossimi anni spingerà i produttori ad un netto cambio di approccio alla viticoltura. Oggi le colture sono sottoposte ad un aumento delle temperature medie di almeno 1 grado (non è un caso che si comincino a produrre vini anche in aree d’altura e in Nord Europa), dovute soprattutto agli anticicloni africani, una riduzione delle escursioni termiche giorno-notte (ideali per il corretto sviluppo della vite) e piogge concentrate soprattutto in brevi periodi. Gli effetti più dannosi sono la perdita di sostanze organiche e la riduzione dell’umidità tra il 20 e il 50% per le vigne.

Cosa fare?

Secondo Chioccioli i prossimi 10 anni rappresenteranno un’importante sfida per la produzione di vino in tutto il Centro Italia. Sarà necessario correre ai ripari rivedendo le scelte tecniche fatte sul campo investendo, sottolinea, in pratiche agricole utili a garantire maggior presenza di acqua e nutrimento. Ma soprattutto, ricominciare a pensare la vigna come un ecosistema complesso in cui convivono diverse specie arboree e animali al fine di tutelare la biodiversità del territorio.

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1 Comment
  1. jore says

    E’ un vino longevo il Sagrantino, per questo ha bisogno di un lungo periodo di affinamento, sia in botte che in bottiglia e dalle sue uve passite si ottiene un ottimo Passito asciutto. Per una serata culinaria docg Se prevedi una cena a base di carne alla brace, il profumo e il sapore si sposano benissimo con il vino Sagrantino, così perseverante e ben strutturato.

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