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Sant’Antonio Abate, la Fattoria Italia a San Pietro: una sfilata che parla di biodiversità e filiere

19/01/2026

Sant’Antonio Abate, la Fattoria Italia a San Pietro: una sfilata che parla di biodiversità e filiere

Nel giorno di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, Piazza San Pietro torna a diventare un punto d’incontro tra fede, tradizione e mondo rurale. La sfilata della Fattoria Italia e la benedizione degli animali, organizzate da Coldiretti con l’Associazione Italiana Allevatori, hanno riportato nel cuore del Vaticano un’immagine semplice e potente: l’allevamento non è una parentesi folcloristica, ma un pezzo di Paese che lavora, produce e custodisce biodiversità.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il cardinale Mauro Gambetti, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il presidente AIA Roberto Nocentini e l’ad di Filiera Italia Luigi Scordamaglia. In Basilica, durante la Messa, i Giovani di Coldiretti hanno donato cesti di prodotti delle campagne e delle stalle italiane: un gesto che non cerca effetti speciali, ma ribadisce un messaggio chiaro sull’origine del cibo e sulla dignità del lavoro agricolo.

Oltre 300 razze e un patrimonio che rischia di assottigliarsi

La Fattoria Italia porta con sé un dato che raramente entra nel dibattito pubblico con la forza che merita: l’Italia conta oltre 300 razze da allevamento censite dalla FAO. È un capitale genetico e culturale che non si conserva per inerzia. Senza allevatori, senza stalle che restano aperte, senza un reddito che permetta di programmare il futuro, la biodiversità zootecnica si riduce, lentamente e senza clamore, fino a diventare un elenco di ciò che era.

Coldiretti ha legato la celebrazione a un tema concreto: difendere questo patrimonio significa anche garantire condizioni economiche sostenibili a chi lo rende possibile ogni giorno. Perché una razza non è un simbolo astratto, ma un equilibrio tra territori, foraggi, competenze e selezione, costruito in generazioni.

La benedizione a San Pietro e la presenza delle forze dell’ordine

La sfilata ha visto la presenza di animali diversi — asini, cavalli, mucche, pecore, capre, polli e conigli — insieme ai cavalli dei reparti di Esercito, Carabinieri e Polizia, affiancati da quelli delle associazioni nazionali di razza. È una scena che unisce mondi spesso percepiti come distanti: istituzioni, allevamento, comunità. E lo fa in una forma accessibile a tutti, senza mediazioni complesse.

La festa non riguarda soltanto l’allevamento, ma anche il rapporto quotidiano con gli animali domestici. Secondo i dati richiamati da Coldiretti, in Italia ci sono oltre 16 milioni tra cani e gatti registrati, mentre la presenza complessiva di animali d’affezione, includendo altre specie, viene stimata in decine di milioni. Numeri che spiegano perché questa giornata venga vissuta anche come un momento familiare e partecipato.

Un settore strategico, tra valore economico e nuove pressioni

Nel racconto della giornata emerge anche il peso economico della zootecnia: l’allevamento rappresenta circa il 35% del valore complessivo dell’agricoltura italiana e la filiera “dal campo alla tavola” viene indicata in 55 miliardi di euro, con circa 800 mila posti di lavoro. È un sistema che sostiene una parte decisiva del Made in Italy, dai formaggi ai salumi Dop e Igp, che superano gli 8 miliardi di valore.

Eppure la cornice celebrativa non cancella le fragilità. Il comparto è sotto pressione per l’aumento dei costi di produzione, la volatilità dei prezzi all’origine, l’impatto dei cambiamenti climatici, la diffusione di malattie animali e le conseguenze delle importazioni. A questo si aggiunge il tema, sempre più polarizzante, della competizione con prodotti esteri a standard differenti e con nuove forme di produzione che promettono sostituzioni rapide, ma rischiano di spostare altrove valore e controllo della filiera.

In questo quadro, la sfilata di Sant’Antonio Abate diventa un modo per rimettere al centro una domanda che spesso resta implicita: quanto vale, davvero, la presenza di allevatori sul territorio? Perché oltre al cibo c’è la manutenzione dei paesaggi, la tenuta delle aree interne, la cura di un equilibrio fragile che, una volta spezzato, non si ricompone facilmente.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.